Mt 25,1-13 : Siamo umani ed essere santi non significa negare la nostra fragilità

  • Matteo

"Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono". So bene che la narrazione del Vangelo di oggi è tutta tesa sulla mancanza dell'olio delle vergini stolte e sulla lungimiranza delle vergini sagge, ma a me colpisce questa solidarietà del sonno. E' un po come se il Vangelo volesse dirci che importa poco se sei saggio o meno perché la vita arriva fino al punto di sfiancarti comunque. Siamo umani ed essere santi non significa negare la nostra fragilità. Sagge o meno sagge, tutte si addormentano. Ma l'arrivo dello sposo svela la differenza di vissuto della medesima fragilità. Se tutte dormono, ciò non significa che quando si svegliano sono tutte preparate. Essere preparati significa aver fatto scorta di ciò che conta. L'olio di cui si parla non è una "cosa", ma è un frutto. Rappresenta l'amore che abbiamo dato nella vita. Chi ha amato ha fatto scorta di quest'olio, e quando passerà la notte della sua fragilità, o quando finirà il buio di questa vita terrena, avrà ciò che gli serve per tenere la luce accesa. In questo senso l'olio non è cedibile perchè non si può cedere la nostra esperienza d'amore; è nostra in maniera radicale. Sembra che il vangelo di oggi ci dica: "invece di passare il tempo a voler rimuovere la tua fragilità, fai scorta di ciò che conta. Ama ora, ama quello che c'è, ama come puoi, ama sempre. Questo ti darà interiormente il necessario quando verrà lo Sposo". La stoltezza è voler rimanere a tutti i costi svegli. Ed è questa presunzione la vera porta chiusa da cui non riusciamo a passare.

di don Luigi Maria Epicoco