Profili architettonici

PROFILO ARCHITETTONICO ESTERNO

La facciata. La Chiesa si affaccia direttamente sulla Via Casilina. La facciata maestosa, ma nel contempo agile e svettante, presenta elementi architettonici di derivazione classica: sul portale d’ingresso a due battenti, spicca un timpano sostenuto da due paraste con triglifi e capitelli con foglie d’acanto e sormontato da una prima lunetta a tutto sesto. Sui lati, la decorazione è costituita da una coppia di grandi paraste sovrapposte e da una terza presso l’angolo, sormontate da capitelli ionici ornati da ovoli. Una seconda lunetta anch’essa a tutto sesto, ma più grande, costituisce il coronamento dell’intera struttura: nella sua parte centrale si innalza, tra due elementi marmorei laterali a forma di fiamma (che prima del bombardamento del 1944 erano quattro), una grande croce luminosa. E’ chiaro fin dall’esterno, pertanto, che l’elemento architettonico privilegiato è l’arco che, infatti, informerà di sé tutta la struttura architettonica interna. L’impianto della facciata risale alla chiesa del XVIII secolo, rimasto miracolosamente illeso nella parte sinistra dal bombardamento aereo della seconda guerra mondiale che causò la distruzione dell’intero edificio sacro a eccezione della parete laterale destra, del campanile, del chiostro, dell’antico convento francescano, divenuto “Casa Divina Provvidenza” con i guanelliani, e di gran parte del borgo di S.Agata.

La chiesa attuale, pertanto, è il frutto della ricostruzione postbellica che si data tra il 1945 ed il 1947. Il Campanile Non danneggiato dal bombardamento e risalente al XIII secolo, è stato inglobato nella struttura architettonica moderna. Oggi, infatti,è visibile nella sua parte finale. Di stile romanico, conserva aperture bifore su due livelli, e quattro campane dedicate rispettivamente a: - Campana Grande: Maria SS. Madre della Divina Provvidenza, Sant’agata V.M., Giovanni Bosco,Giuseppe Cottolengo, Luigi Guanella - Campana Mezzana: SS: Maria Immacolata - Campana Mezzanella: S. Agata V.M. - Campana Minore: alla Parrocchia. Il Campanile è sormontato da una croce con una bandiera a forma di drago che segna i venti. La saggezza popolare tramanda che quando la faccia del drago è rivolta verso Roma, si annuncia tempo bello; quando invece è rivolta verso Napoli, si annuncia pioggia.

PROFILO ARCHITETTONICO INTERNO

Tutti gli ambienti sono stati restaurati nel 2004 mentre era parroco don Rocco Gigliola. La navata L’interno presenta una sola navata coperta con volta a botte, lungo le cui generatrici si aprono due finestre fortemente strombate. Il pavimento è in marmo giallo con riquadri bordeaux. Le pareti intonacate di un giallo tenue , presentano un alto zoccolo di marmo marrone. Entrambe le pareti laterali sono costituite da una teoria di cinque archi a tutto sesto alternativamente più grandi e più piccoli, sottolineati da cornici in marmo marrone. Di questi, su ogni lato, tre archi danno accesso ad altrettante cappelle, mentre gli altri due sono ciechi: rispettivamente quelli centrali, dove si aprono i confessionali lignei, e la coppia più vicina al presbiterio dove si aprono due porte che servono, quella di destra, un piccolo ripostiglio e, quella di sinistra, la sacrestia. Lungo le pareti laterali si trovano 12 croci che sono state unte con l’olio sacro dal vescovo di Ferentino Mons.Tommaso Leonetti durante la consacrazione della chiesa avvenuta il 26 marzo 1960.

Nella fascia sottostante, sono stati posti i quadri della “Via Crucis” in rame sbalzato, realizzati dall’artista lombardo Vincenzo Caminada, acquistati con le offerte devolute dal Vescovo e dai parrocchiani d’Italia e d’America. Essi furono benedetti il 10 settembre 1967 dal parroco don Ernesto Tentori in occasione delle celebrazioni per i festeggiamenti del Ventennale della parrocchia. Il presbiterio: E’ separato dalla navata da un grande arco a tutto sesto ornato da una doppia cornice in marmo marrone e grigio; mentre una doppia teoria di tre archi a tutto sesto ne costituisce le pareti laterali: quelli centrali sono notevolmente più ampi dei due laterali, ma tutti presentano una cornice in marmo giallo con venature marroni. Il presbiterio è pavimentato con lastre di marmo giallo e coperto da volta a botte che presenta lungo le generatrici tre grandi finestre rettangolari strombate che diffondono calda luce all’interno. Vi si accede attraverso tre gradini in marmo bianco, sulla cui sommità, fino alla fine degli anni ’70, si ergeva una balaustra di colonnine di marmo bianco con venature marroni e bordeaux, oggi in parte visibile a chiusura dei due archi centrali laterali. Attualmente, sulla sommità della scalinata si trovano:

• a destra, l’ambone: su una colonna marmorea gialla, poggia il leggio in marmo bianco decorato da una grande aquila in bronzo, realizzata su bozzetto dello scultore anagnino Gismondi, ivi collocata durante il restauro del 2004;

• a sinistra, il fonte battesimale: su una colonna in marmo giallo poggia la semplice vasca ottagonale in marmo bianco, opera della ditta P. Grazzi di Pietrasanta (Lucca) su disegno del Geom. Domenico Cataldi di Ferentino. Offerto dai bambini della Prima Comunione dell’anno 1972, venne inaugurato il 14 settembre dello stesso anno, giorno in cui vi venne celebrato il primo battesimo. Lungo la parete laterale destra, gli archi sono ciechi, tranne la parte inferiore di quello centrale chiuso dalla balaustra come già detto. I piedritti degli archi presentano un alto zoccolo in lastre di marmo di colore bianco con numerose venature grigie. Qui è visibile, addossata al primo arco cieco, la sede del celebrante a tre scranni in marmo marrone. presenta quello centrale più grande, dotato di braccioli e sormontato da un tondo in marmo marrone chiaro recante la rappresentazione della discesa dello Spirito Santo in forma di colomba. La sede si raggiunge attraverso due gradini in marmo marrone. La parete di fondo, costituita da un grande arco a tutto sesto completamente cieco e sottolineato da una cornice marmorea verde, presenta un alto zoccolo di marmo giallo a cui è addossata la grandiosa decorazione centrale in marmo bianco con motivi geometrici policromi, che conserva:

• il tabernacolo dorato che si raggiunge attraverso una doppia scala di tre gradini in marmo marrone; esso reca la rappresentazione del calice e dell’ostia ed è incastonato in un’edicola marmorea a forma di tempietto con colonnine verdi e timpano bianco. Questo è sormontato da un secondo tempietto fortemente aggettante e in marmi policromi che custodisce l’Occhio di Dio in metallo dorato.

• una grande pala d’altare risalente al XVIII secolo, già presente nella precedente chiesa, opera attribuita alla scuola di Carlo Maratta [E. CANIGLIA MOLA, Appunti ed osservazioni dalla catalogazione dei beni storico-artistici di Ferentino, in Latium, 10 - 1993, pp. 283-284]. , che rappresenta la Madonna con Bambino tra i Santi Francesco a destra ed Agata a sinistra. E’ stata restaurata nell’autunno del 2015 dal M° Rossano Pizzinelli. L’opera inquadrata da una doppia cornice in marmo bianco e verde, posta tra due paraste in marmo bordeaux sormontate da una lunetta campita da lastre di marmo giallo e ornata da un archivolto in marmo marrone.

Presso l’angolo sinistro della parete si trova la consolle dell’organo, mentre le canne sono state poste nell’ex-cantoria soprastante il portale d’ingresso. L’organo fu inaugurato il 27 ottobre 1963, giorno della festa di Cristo Re,con un concerto tenuto da padre Edmondo Scaccia dell’Abbazia di Casamari ,per festeggiare il 25° di sacerdozio del parroco don Luigi Romanò. L’impianto, realizzato dalla ditta Giovanni Zenoni di Pescara, è stato restaurato nell’anno 2004. Il 20 giugno dello stesso anno, il Coro della Diocesi di Roma, diretto dal M° Mons. Marco Frisina, ha tenuto un concerto di musica sacra nella nostra parrocchia per celebrare l’evento.

La parete laterale sinistra è completamente aperta verso la grande cappella laterale, attraverso i tre archi a tutto sesto, dei quali solo il centrale più grande, come si è detto, è chiuso dalla balaustra. Al centro del presbiterio, su un basamento marmoreo circondato da una crepidine di due gradini in marmo marrone, si erge l’altare maggiore in marmo bianco, che presenta tarsie geometriche sulle facce e colonnine presso gli angoli in marmo giallo. Venne realizzato nel 1955 dall’architetto A. Gazzero, su commissione del parroco don Luigi Romanò che vi officiò per la prima volta nel giorno liturgico della Madonna della Divina Provvidenza (terza domenica di novembre) di quello stesso anno. Fu, però, consacrato dal vescovo Mons. T.Leonetti il 26 maggio 1960, festa dell’Ascensione e anniversario della prima messa celebrata dal Beato Luigi Guanella in S.Agata. Esso ha fatto corpo unico con il tabernacolo fino al 1965, quando, in ottemperanza alle disposizioni liturgiche stabilite dal Concilio Vaticano II, venne posto al centro del presbiterio e rivolto verso i fedeli. Nell’altare furono poste le reliquie dei Santi: Agata; Ambrogio martire,nostro protettore; Benigno martire; Celestino V papa; Francesco d’Assisi; Carlo da Sezze; Lucia Filippini e Geltrude Vergine. Inoltre, al centro del paliotto, il 14 settembre 1965, venne incastonato, per volontà del parroco don Ernesto Tentori, un grande reliquiario quadrato in metallo dorato che conserva, intorno ad una reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù, quelle del Beato Luigi Guanella, di S.Agata, di S.Ambrogio Martire e di San Pietro Celestino V.

In corrispondenza dell’altare maggiore si trova un locale sotterraneo, in antico comunicante con la chiesa attraverso una botola ben visibile nel culmen dell’unica vela completa della volta a crociera che lo copriva. La poderosa volta, in opera incerta, infatti, è stata tagliata successivamente da strutture murarie che affacciano lungo la Via S.Agata. Al suo interno si conserva un muro di sostruzione di epoca romana in opera quadrata di travertino di buona fattura. Oggi l’ambiente presenta un battuto in piccoli ciottoli e due dei quattro capitelli angolari che costituivano gli attacchi della volta. Molto probabilmente è questa la cripta della chiesa a cui fanno riferimento il primo parroco di S.Agata, don Luigi Romanò, il nostro parrocchiano sig. Alberto Cedrone, autore di numerose cronache d’epoca, e lo storico locale, sig. Benedetto Catracchia. La notizia più antica dell’esistenza della cripta , si trova in “Memorie istoriche delle chiese e dei conventi” di Padre Casimiro, opera del 1741, nella quale il frate minore riferisce “..di una cripta dedicata ai sette dolori della Vergine”. La nostra tradizione storica ci ricorda che in essa è stato sepolto il martire Ambrogio fino all’anno 824 e, nel 1327, San Pietro Celestino V prima del suo definitivo spostamento nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila.

LE CAPPELLE

La grande Cappella laterale: Era anticamente riservata agli anziani ospitati nella Casa della Divina Provvidenza che qui trovavano alti e comodi sedili in legno per poter seguire i riti sacri. Di forma rettangolare, è completamente intonacata di giallo ocra ed attualmente occupata da quattro file di banchi. Essa presenta delle aperture negli angoli più vicini al presbiterio: quella di destra, è una piccola porta che dà accesso al campanile; quella di sinistra conduce alla navata della chiesa. La parete laterale destra è occupata da una grande raffigurazione di una pala d’altare rappresentante la Madonna quale Madre della Divina Provvidenza, patrona della Congregazione dei Servi della Carità. L’opera databile agli anni ’50, è stata realizzata da don Carlo Coppotelli, allora parroco della Chiesa di S.Maria Maggiore in Ferentino. Nella parete laterale sinistra, si apre una porta dalla quale si può accedere alla sacrestia. Anche la parete di fondo presenta una grande porta che affaccia su un ampio corridoio che serve alcuni locali della Casa della Divina Provvidenza. Su questa porta si trova un ballatoio dal quale i malati, un tempo ricoverati nelle strutture d’accoglienza, potevano assistere ai riti sacri.

La cappella dedicata a San Pietro Celestino: A testimonianza della grande devozione per San Celestino V, quando era parroco don Ernesto Tentori, con il contributo del Papa Paolo VI, in omaggio alla sua visita del 1 settembre 1966, e della Parrocchia, dal 13 maggio al 13 ottobre 1968 venne eretta in località “Vallepara” (Cupiccia) un cappella in onore del Santo Patrono. All’interno viene conservata una tela raffigurante Celestino V del 1968 opera di V. Caminada. Le cappelle votive: Si presentano riccamente ed elegantemente decorate di marmi di vario colore che ne ornano l’altare, le pareti e le nicchie, laddove presenti. Le cappelle che si aprono lungo la parete laterale sinistra, procedendo verso il presbiterio, sono dedicate a:

• San Giuseppe: priva di altare, è quasi completamente rivestita da piccole lastre di marmo avana con venature grigie e presenta un pavimento in marmo marrone con disegno a raggiera in marmo bianco. La cappella è stata restaurata e dedicata a S.Giuseppe nel 1998 dal parroco don Rocco Gigliola. Occupata fino alla fine degli anni ‘70 dal fonte battesimale, ospita oggi, su un alto basamento rotondo in marmo marrone chiaro, la statua del santo commissionata nel 1957 e acquistata con le offerte devolute dalle parrocchiane appartenenti all’Azione Cattolica e da benefattori americani.

• San Luigi Guanella: nella cappella con alto zoccolo in marmo policromo, sono presenti un altare sorretto da quattro colonnine in marmo bordeaux , e un tabernacolo cesellato con la rappresentazione dei discepoli di Emmaus, di elegante fattura e risalente al 1965. Nella sovrastante edicola, a forma di tempietto, in occasione della canonizzazione di don Luigi Guanella, avvenuta in Piazza S. Pietro il 23 ottobre 2011, e per volontà del parroco don Giuseppe Pavan, il quadro rappresentante il santo è stato sostuito da una statua policroma in legno di cirmo, opera della famiglia Ferdinando Stufflesser di Ortisei. Essa rappresenta il santo che si prende cura di un orfanello: una delle attività caritative principali svolte per anni nella Casa Divina Provvidenza di Ferentino. La statua è stata benedetta dal Vescovo Mons. Ambrogio Spreafico durante la solenne concelebrazione del 30 ottobre 2011 ed è stata collocata nella nicchia il giorno 2 novembre 2011, al termine dei festeggiamenti riservati al santo fondatore da tutta la comunità parrocchiale di S. Agata. La Cappella, eretta nel 1962, ad opera dell’architetto Aldo Gazzero di Roma, venne dedicata a San Giuseppe vista la contemporanea erezione in parrocchia della “Pia Unione di S.Giuseppe per i morenti” il 21 luglio 1962 su decreto del vescovo Mons. Tommaso Leonetti. 30 Nel 1968, però, il parroco don Ernesto Tentori, avendo spostato la statua di San Giuseppe nella cappella dedicata al SS. Crocifisso che, a sua volta, dal 17 marzo venne posto nella parete di fondo della navata centrale, dedicò la cappella a don Luigi Guanella per celebrare anche nella nostra città la beatificazione del fondatore, avvenuta nella Basilica Vaticana in Roma il 25 ottobre 1964. Nel maggio del 2015, in occasione del Centenario della morte del santo fondatore, la parrocchia, dal 29 maggio al 1 giugno, ha accolto l’urna con il corpo di S. Luigi Guanella al termine di un pellegrinaggio che l’ha portato presso tutte le case e le opere guanelliane sorte in Italia.

• SS.Crocifisso: la cappella, dedicata al SS. Crocifisso dal vescovo Mons. T. Leonetti, l’11 settembre 1950, è particolarmente preziosa. Presenta un alto zoccolo in marmo marrone chiaro, un altare in marmo bianco sorretto da quattro colonnine in marmo bianco e grigio ed un tabernacolo, incastonato in lastre di marmo giallo, su cui è raffigurato il Sacro Cuore di Gesù. La grande edicola, completamente rivestita di lastre in marmo bianco con venature grigie, è ornata da un arco a tutto sesto in marmo bianco con tarsie geometriche in marmo giallo, verde e bordeaux. Essa conserva il pregevole simulacro ligneo, opera di Fra Vincenzo da Bassiano, risalente al 1669. ll Crocifisso è venerato dall’intera cittadinanza ferentinate il giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce e viene portato in processione lungo le strade della città durante gli anni giubilari o le occasioni eccezionali della chiesa locale. Nel 2009 l’immagine è stata sottoposta ad intervento di pulizia e di restauro ad opera del restauratore M° Rossano Pizzinelli. Durante la lavorazione, si è riportata alla luce l’originale e delicata policromia del manufatto.

Le cappelle che si aprono lungo la parete laterale destra, procedendo sempre verso il presbiterio, sono dedicate a:

• Sant’ Agata: la cappella con alto zoccolo di marmo bianco con venature gialle e grigie, presenta un altare in marmo bianco sorretto da due piastrini pure in marmo bianco. Sull’altare si apre la piccola nicchia interamente decorata a mosaico ed ornata da una cornice in marmo giallo e marrone. Sul giunto in chiave è posto un rilievo in marmo bianco con lo stemma dei Servi della Carità. Inizialmente dedicata nel 1957 a S. Giuseppe e, successivamente dal 1962 a don L.Guanella, dal 1966 ospita la statua policroma in cartapesta della Santa titolare della Chiesa Parrocchiale, offerta da un benefattore il 5 febbraio 1956.

• Sant’ Antonio da Padova: il culto di questo santo nella nostra parrocchia è antichissimo. 32 Nel 1931, come attestano diverse fotografie conservate nell’Archivio Storico Parrocchiale, solenni festeggiamenti, in occasione del VII Centenario della morte del santo, si tennero nella nostra chiesa. L’antica statua lignea, purtroppo, è andata distrutta durante il bombardamento del 1944; quella attuale, risale alla metà del XX secolo, opera in legno di cirmo dello scultore Giuseppe Stufflesser di Ortisei. La stessa ditta ne ha curato il restauro nell’estate del 2016. La cappella, opera dell’architetto A. Gazzero, presenta la stessa decorazione di quella dedicata al Beato L. Guanella con qualche variante nella scelta dei marmi. Inoltre, qui il tabernacolo reca la rappresentazione dell’Agnello e la piccola nicchia dove è posta la statua del santo, è interamente rivestita di tessere musive. La cappella, dedicata il 14 settembre 1953 durante la celebrazione presieduta dal superiore della Casa don Antonio Passone, venne offerta dalla Casa Divina Provvidenza e intitolata a S. Antonio in quanto protettore dell’Opera di Ferentino.

• Immacolata Concezione: anche questa cappella è particolarmente ricca di decorazioni, ma è l’unica visibile anche dall’esterno perché aggettante sulla adiacente Via S.Agata, così come avveniva in antico nella chiesa francescana distrutta dalle bombe della II guerra Mondiale. Opera dell’architetto A.Gazzero, venne realizzata nel 1953 con il contributo di benefattori americani e dei parrocchiani iscritti alla Pia Unione dell’Immacolata, associazione eretta nella nostra parrocchia nel 1865. Presenta un tabernacolo e un altare in marmo bianco sorretto da quattro colonnine in marmo verde. L’altare, su cui officiò per la prima volta don Luigi Frangi S.d.C., fu consacrato dal vescovo Mons. T. Leonetti il 14 settembre 1953, per celebrare l’apertura dell’anno mariano del 1954 e il ritorno da Roma della statua restaurata. La nicchia, ornata da due colonne in marmo bianco con venature grigie e da un archivolto in marmo bianco con tarsie geometriche gialle, è completamente decorata a mosaico con motivi a stella. Essa conserva la statua della Madonna Immacolata in cartapesta di buona fattura, commissionata ad artigiani romani dai frati minori rimasti custodi della Chiesa di S.Agata fino al 1904. L’opera risale al 1854, anno stesso della proclamazione del relativo dogma da parte del papa Pio IX. Si tratta di uno dei simulacri della Madonna più famosi della città e più cari alla cittadinanza. La statua viene esposta alla particolare venerazione dei fedeli durante la novena all’Immacolata Concezione e portata processionalmente per le strade della città ogni 6 anni.