Antifone "O" - 23 dicembre

  • Liturgia
O Emmanuele (Is 7,14)
nostro re e legislatore, (Is 33,22)
speranza e salvezza dei popoli: (Gn 49,10)
vieni a salvarci,
o Signore nostro Dio!

Le grandi antifone raggiungono la loro espressione più alta con l’invocazione che la liturgia innalza all’Emmanuele quale Signore, nostro Dio, affinché venga presto a salvarci.

La consapevolezza che Dio non è solamente l’Altissimo ma anche colui che ci è vicino (Sal 118,151), il Dio creatore sempre presente, che vigila sulle sue opere (Sal 11,25) e sul suo popolo (Es 19,4; Sal 45,8-12), si concretizza nella persona dell’Emmanuele, il Dio-con-noi che già la profezia dell’almah oscuramente preannunciava. (Is 7,14)

Le grandi convinzioni di fede, che affermavano il desiderio della Sapienza di stabilire tra gli uomini la sua dimora, hanno finalmente trovato compimento nella concezione del Figlio di Dio da parte di Maria per opera dello Spirito Santo. (Mt 1,21: Lc 1,28.35)

Presenza concreta dunque, carnale, vivente di Dio in un uomo che è il suo stesso Verbo venuto ad abitare tra noi, (Gv 1,14)

Presenza ultima, suprema di Dio che durerà finchè la Chiesa continuerà a crescere (Mt 28,20), finchè la pienezza di colui che riempie l’universo con la potenza della sua risurrezione non avrà accolto in essa tutte le nazioni della terra.

Ci pensiamo abbastanza?

Prima di pregare, la Chiesa formula l’augurio:“Il Signore sia con voi”.
Che il Natale ci comunichi una forza nuova, perché in questa festa dell’incarnazione, che segna l’inizio della divinizzazione dell’uomo, culmina il grande desiderio di una salvezza aperta a tutti, il grande desiderio di Dio offerto a tutti gli uomini che egli ama.

Ecco che tu sei vita,

tu sei salvezza,

tu sei guarigione,

tu sei immortalità,

tu sei benedizione,

tu sei luce…perché tu non trovi diletto

in null’altro

che nella salvezza degli uomini.

(Gregorio di Narek)


(Robert Gantoy e Romain Swaeles, benedettini dell’Abbazia di Saint-André de Clerlande, Belgio)

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