Omelia del Vescovo Ambrogio Spreafico nella Festa di San Luigi Guanella 2011

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Omelia in ringraziamento per la Canonizzazione di don Luigi Guanella (Is 58,7-11; 1 Cor 13,1-8; Mt 25,31-40) - © Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino

 

Care sorelle e cari fratelli, caro don Giuseppe e amici della comunità guanelliana, siamo qui insieme per ringraziare il Signore per averci dato un così grande e attuale testimone della vita cristiana, che Benedetto XVI ha canonizzato domenica scorsa. Un cristiano, un sacerdote, un santo, amico di Dio e per questo amico dei poveri. Lo ricordiamo qui a Ferentino, dove egli passò probabilmente nel 1906 e dove fu all’inizio di quell’opera per gli anziani e i bambini con l’orfanatrofio affidato alla sua nascente famiglia religiosa. Don Guanella non visse in tempi facili. La nascita dello stato italiano nel 1861 evidenziò tutte le difficoltà dell’unificazione, economiche, strutturali, sociali. Bisognava fare gli italiani. Anche la situazione economica non era facile, soprattutto a causa della crisi agricola, che portò a una forte emigrazione. Tra il 1861 e il 1905 circa il 20% degli italiani emigrò. A questo si aggiunsero le difficili relazioni tra Stato e Chiesa, soprattutto dopo la presa di Roma.

   Don Guanella era nato sulle montagne della Valtellina nel 1842, ordinato sacerdote nel 1866, parroco in diverse parrocchie, intuì che nei tempi difficili non si può vivere chiusi nel proprio mondo, rassegnati e lamentosi, ma si deve innanzitutto trovare una risposta spirituale, che renda i cristiani, a partire dalla fede e dall’Eucaristia, donne e uomini che si prendono cura degli altri, soprattutto dei poveri e dei bisognosi.

   Per don Guanella Dio è innanzitutto il Padre che con la sua Provvidenza si occupa dei suoi figli, a cominciare dagli ultimi, i suoi più cari e amati, come abbiamo ascoltato sia nelle Beatitudini che nel capitolo venticinquesimo del Vangelo di Matteo. Queste le sue parole: “Passare la vita facendo il bene è la consolazione più cara e la benedizione più eletta che il Signore concede ai suoi figli, perché fare la carità è farla a Dio, di cui i poveri sono i figli prediletti. Chi dà ai poveri, presta a Dio”. Con questo spirito egli diede vita ai due istituti che oggi vivono nel suo spirito: le Figlie di Santa Maria della Provvidenza e i Servi della Carità, che sono qui tra noi e che ringrazio per la loro presenza e la loro opera. A Ferentino il nostro santo cominciò con gli anziani e i bambini orfani. Certo oggi, grazie al benessere maggiore, non vi sono orfani in mezzo a noi, ma ci sono invece molti anziani che avrebbero bisogno di compagnia e amicizia. Alcuni sono in istituto, altri a casa talvolta soli e senza il sostegno necessario. Ne ho parlato molte volte, anche nella mia lettera pastorale. Prego don Guanella che susciti in tanti di voi un’attenzione rinnovata per i nostri vecchi, perché oggi come allora, nonostante i tempi diversi, gli anziani hanno bisogno di donne e uomini che dedichino tempo e cuore a loro. Dice a proposito il santo: “I vecchi come i più sofferenti sono degni di una maggior compassione: bisogna guardarli, più che fisicamente, con gli occhi della fede, ancor più se sono privi di ogni attrattiva atta ad accattivarsi l’affetto puramente umano. L’amore farà trovare modi e discorsi per confortare chi è debole.”

   L’amore per i bisognosi, care sorelle e cari fratelli, libera da tante inutili angosce e paure, rende la vita più bella e gioiosa, perché le nostre tristezze e angustie sono talvolta conseguenza dell’amore per noi stessi, del continuo pensare a noi. Per questo, come amava dire don Guanella, i poveri ci educano e il servizio a loro è una scuola di umanità, un’autentica evangelizzazione, nel senso che ci aiutano a comprendere meglio il Vangelo. Non dobbiamo mai dimenticare infatti che, come abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, chi incontra e aiuta un povero, incontra e aiuta Gesù, perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. Sì, è vero, mi potreste dire, belle parole, ma oggi facciamo già fatica da soli; come aiutare anche gli altri? Ricordate le parole di Gesù davanti al tesoro del tempio di Gerusalemme, quando vide una povera vedova che vi gettava dentro una moneta senza valore: “In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella, invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere”. Basta poco, cari amici, per rendere migliore la vita di un altro. Cominciamo con il dare di più al Signore nella preghiera e nella meditazione della Parola di Dio e impareremo a dare anche agli altri. Talvolta siamo avari con Dio, e di conseguenza anche con il prossimo. Dice don Guanella: “La preghiera è voce che irrompe spontanea dal cuore: è la voce del fanciullo che chiama, è il gemito del bambino che sospira”. E altrove: “Con mano rispettosa mi accosto ai libri della Santa Scrittura: lì è la Parola di Dio. Quale fortuna per noi! Il Signore nei suoi libri sacri ci indirizza le sue lettere e ci parla cuore a cuore come un padre al figlio”. Noi apprezziamo troppo poco questa fortuna: avere tra le mani la Parola stessa di Dio. Leggiamola, meditiamola, amiamola, perché essa ci indicherà la via dell’amore e ci insegnerà una lingua nuova, quella di Dio.

   Abbiamo ascoltato quel bellissimo brano della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi. La vita cristiana, cari fratelli, è semplice e concreta, perché si fonda sull’umile ascolto del Signore. Chi ascolta solo se stesso, credendo di essere nel giusto, non sarà mai un buon cristiano. Siamo in un mondo di gente malata di protagonismo e di esibizionismo: il problema è esibire se stessi, affermare le proprie ragioni, giudicare e parlar male degli altri, e quindi litigare e creare divisioni. Scrive il nostro santo: “L’arte delle arti è quella di nascondere se stessi e far fare bella figura agli altri: Dio coopera, quando vede l’uomo operare con sentimento vero di umiltà”. L’umiltà è alla radice della vera carità, che l’apostolo ci descrive così bene: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Care sorelle e cari fratelli, se noi vivessimo ogni giorno con questi sentimenti e atteggiamenti, saremmo tutti sulla via della santità, perché il santo compie nell’ordinarietà della vita cose straordinarie, perché l’amore vero e gratuito è sempre straordinario soprattutto in un mondo segnato dall’egoismo. Solo con questa carità renderemo migliore, più umana, più bella, la nostra vita e quella del prossimo, a partire dai poveri e dai bisognosi, come San Luigi Guanella ci ha testimoniato.