Il cielo e gli Inferi aspettavano con ansia il suo “Eccomi” al Signore. Riflessione nella Quarta Domenica D'Avvento

  • Luca
𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟭𝟵 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲, 𝗜𝗩 𝗱𝗶 𝗔𝘃𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗖
(𝘓𝘤 1,39-45)
L’avvicinarsi del Natale è segnato profondamente dalla presenza liturgica della Vergine Maria. Non solo con la Solennità dell’Immacolata Concezione che abbiamo celebrato l’8 dicembre, ma anche con la liturgia della IV domenica di Avvento, che si inserisce nell’ottava di preparazione alla festa, e nei racconti dei vangeli dell’infanzia che riempiono le letture quotidiane. Maria rappresenta la porta aurea che si apre ad accogliere il Signore che viene, in lei, speranza e gioia del mondo, siamo introdotti al mistero dell’Incarnazione e siamo accompagnati verso Cristo. Nel suo grembo Dio assume la nostra natura umana, per nove mesi Maria lo porta in sé e lo fa crescere, lo mette al mondo con amore di madre e lo offre ad ogni uomo, con la consapevolezza di chi vive il progetto della redenzione e se ne fa strumento per amore di Dio e degli uomini. Davanti a Maria siamo ricolmi di stupore perché contempliamo Dio che compie in lei cose straordinarie. Attraverso la fede con cui accetta l’annuncio dell’angelo, ella diviene il nuovo giardino del Paradiso dove il Signore pianta il germoglio benedetto della salvezza. Nell’offerta di sé stessa all’amore divino Maria riscatta la natura umana dal suo retaggio di peccato e scaccia il buio della morte che gravava sul mondo. Il cielo e gli Inferi aspettavano con ansia il suo “Eccomi” al Signore. Il cielo lo attendeva perché desiderava che si compisse il mistero della redenzione, gli Inferi perché tutti i patriarchi e i profeti erano in attesa del compimento delle promesse antiche e desideravano veder realizzato il progetto di misericordia operato da Dio per il sul suo popolo. Anche noi, dopo duemila anni, guardiamo a Maria come speranza di salvezza e di gioia. Colpiti come siamo da tante difficoltà e intristiti dalle sofferenze e dalle violenze che scuotono il mondo guardiamo a Colei che con il suo consenso di fede ha trasformato la storia rendendo possibile a Dio di entrare nella vita dell’uomo e all’uomo di entrare nel cuore di Dio e di vivere in comunione con lui.
 
di Mons. Marco Frisina