Idulfo
Non se ne conosce l’anno di nascita (nel secolo VII) e non è sicuro nemmeno il luogo: Regensburg in Baviera. Pare che Idulfo sia stato monaco e poi abate a Saint-Dié prima di assumere la carica di vescovo di Treviri verso l’anno 666. Sì, è il numero che nell’Apocalisse designa l’Anticristo, e certo Idulfo, in quanto chierico, lo sapeva (tra i laici solo pochissimi erano in grado di calcolare gli anni, e l’uso di festeggiare il compleanno è relativamente recente; perciò, i «terrori» dell’anno Mille sono pura invenzione dell’illuminista Michelet). Ma fece spallucce, come tutti, e si concentrò sulla sua missione. Idulfo era infatti un vescovo itinerante che, quando stava a Treviri, era aggregato al monastero intitolato a San Massimino. Sappiamo che a un certo punto si ritirò sui Vosgi a fare l’eremita. Fino al 676 (all’incirca), tempo in cui riunì i suoi discepoli in un monastero che fu poi chiamato Moyenmoutier (letteralmente: monastero che sta in mezzo) perché situato in un gruppo di altri monasteri disposti a croce. Vi impose una regola che era un mix tra quella benedettina e quella di s. Colombano (il grande monastero di Luxeuil, fondato dal santo irlandese, era nei paraggi), incentrata sul lavoro manuale. Morì verso il 707.
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