Ugo di San Vittore
Fu una delle personalità più prestigiose del secolo XII. Pare sia nato in Fiandra, nella zona di Ypres (ma c’è chi lo dice lorenese e chi figlio del conte sassone di Blankenburg). Probabilmente fu educato nel monastero sassone di Hamersleben. Sempre in Sassonia aveva un zio suo omonimo, arcidiacono a Halberstadt, insieme al quale si portò a Parigi. I due divennero canonici dell’abbazia di San Vittore, di fresca fondazione e retta dall’abate Gilduino. Il nostro Ugo diventò il teologo della scuola dell’abbazia. Viaggiò in Italia in un anno compreso tra il 1130 e il 1140 e morì nel 1141, l’11 febbraio (ma la sua festa è sempre stata celebrata il 5 luglio). Tutta qui la sua vita. Ma, come teologo, ebbe una produzione letteraria prodigiosa. Elencare tutte le sue opere richiederebbe uno spazio maggiore di quello a nostra disposizione. Scrisse di esegesi, di mistica, di teologia e di morale. Per Ugo la ragione è essenziale alla fede, per questo nei suoi lavori si trova anche il meglio delle discipline profane. Il suo motto era: «Impara tutto e vedrai che nulla è superfluo». Addirittura insegnò ciò che bisognava leggere, e in che ordine, nel trattato «Didascaleion» e nel «De sacramentis» espose tutta la storia del mondo.
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