Zoltan Lajos Meszlényi
Ungherese, nacque nel 1892 in una famiglia cattolica. Per seguire la sua vocazione al sacerdozio frequentò a Roma la Pontificia Università Gregoriana. Tornato in patria, dopo aver svolto il suo ministero in varie località, nel 1937 fu nominato vescovo ausiliare di Esztergom. Passò la tempesta della guerra mondiale, ma per l’Ungheria i guai non erano finiti perché i sovietici vi imposero il comunismo. Il Primate d’Ungheria, cardinale Joszef Minszenty, venne arrestato e la Chiesa cattolica ungherese messa sotto stretto controllo. Ma nel 1950, sfidando il regime che aveva messo il veto sul suo nome, i canonici della cattedrale di Esztergom-Budapest elessero proprio il vescovo Meszlény alla carica di vicario capitolare. La risposta non si fece attendere: dieci giorni dopo il vescovo venne arrestato e, senza alcun processo, internato nella prigione di Recsk. Da lì passò al campo di concentramento di Kistarcsa, dove lo misero in isolamento. Furono otto mesi di lavori forzati, di fame e di freddo, di maltrattamenti e violenze. Il Beato morì là, di stenti, botte e fatica, nel 1951. Il regime non permise indagini sulla sua morte e la verità si poté conoscere solo dopo la caduta del comunismo agli inizi degli anni Novanta.
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