Nestore
Nel 251 l’imperatore Decio promulgò un editto che obbligava tutti i sudditi a presentare entro una certa data un «libellus», documento che attestasse l’avvenuta esecuzione dei sacrifici agli dèi di Roma. Per chi non eseguiva c’erano la tortura e la morte. Nella provincia di Panfilia,aMagydos, il vescovo Nestore organizzò la fuga dei cristiani. Quanto a lui, attese l’arresto a casa sua, con la speranza che le autorità si accontentassero di sapere la comunità cristiana decapitata. Ma il governatore Pollio intendeva applicare l’editto con la massima severità. Tuttavia, Nestore era una personalità così di spicco in città che, quando fu portato davanti almagistrato, l’intera corte si alzò in piedi per rispetto. Poiché ancora si rifiutava di compiere i sacrifici prescritti, fu deferito al governatore. Questi provò un’ultima volta a farlo ragionare. Poi, di fronte a un ostinato diniego, ordinò che Nestore venisse torturato con uncini di ferro. Un’ultima volta provò a farlo cedere, ma quello reiterava il suo legame con Cristo. Allora il governatore rispose che col suo Cristo sarebbe andato. E lo fece crocifiggere. Tale era il rispetto di cui Nestore godeva tra i pagani che, al momento della sua morte, questi si inginocchiarono.
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