Don Guanella, i Guanelliani e le Guanelliane a Ferentino

  • Culto e Carità

estratto da Culto e Carità - "Storia della Casa Divina Provvidenza e della Chiesa di S.Agata di Ferentino" a cura di don Tarcisio Casali

di don Paolo Cappelloni

 

CASO O PROVVIDENZA L'APPRODO DI DON GUANELLA A FERENTINO?
LA STORIA VERA DEGLI INIZI DELL'OPERA CONFORTATA DAGLI ULTIMI DOCUMENTI ACQUISITI

Sulla venuta di Don Guanella a Ferentino, abbiamo questa versione del Sac. Coppotelli Carlo, parroco esimio per lunghi anni a Santa Maria Maggiore in Ferentino.
Sappiamo, invece, come siano andate veramente le cose, come si evince dai documenti appresso riportati. Dal momento, però, che questa narrazione ha fatto storia, la proponiamo come documento che completa la nostra ricerca.

Nota di Don Casali

vista-laterale-chiesa-barocca"Dall'esame e dallo sviluppo dell'Opera don Guanella in Ferentino, viene spontaneo il riconoscimento che Dio è veramente grande nei santi suoi. Ma ancora più grande ed ammirabile ci appare, allorché da modesti avvenimenti, da circostanze addirittura fortuite, noi vediamo che egli sa ricavare disegni provvidenziali improntati a quello spirito di carità e di amore, che, se sempre ed ovunque fosse compreso, attuato ed intensificato dalla cristianità, basterebbe da solo a salvare la pace del mondo.
Di tal genere, direbbe qui il Manzoni, se non tali appunto erano le riflessioni nel mio vecchio babbo, dai di cui ricordi si può dedurre che la ormai gigantesca e nota Opera dei Figli di don Guanella in Ferentino ebbe le sue lontane origini da un disguido ...
Si era nel giugno del lontano 1907. Mio padre, Giuseppe Coppotelli, quale cameriere del Vescovo Mons. Bianconi, fu comandato di recarsi allo scalo di Ferentino a rilevare, con una carrozzella, guidata dal vetturino Moscadoro, un nipote di sua Ecc.za stessa, Padre Alfonso Bianconi dell'Ordine dei Domenicani, solito trascorrere la villeggiatura estiva nella nostra città ciociara.
Giunge il treno e, come al solito, i passeggeri, che scendono si affrettano presso la diligenza. P. Alfonso non si preoccupa: una vettura è lì per lui. Mio padre lo preleva, trasporta e sistema i bagagli. Ma vi è un altro sacerdote, il quale, sceso per isbaglio, rimane fermo e indeciso. Volendo, non può più riprendere il treno, che, emesso il segnale di partenza, è già in moto verso Frosinone.
P. Alfonso, a mezzo di mio padre, lo fa gentilmente chiamare perché si accomodi con lui in carrozzella. Il sacerdote accetta, ma è ancora disorientato e soprappensiero. Evidentemente Ferentino non era la sua meta.
Scambio di saluti, presentazioni ...
- Ah! sì? Lei è un nipote del Vescovo? Ma vi è un Vescovo qui? .. Ferentino è diocesi? .. -
- Sì!. .. Ed è una delle più antiche Diocesi d'Italia. Scusi; e lei chi è? ..
- Sono don Luigi Guanella. Non ero veramente diretto qui ma una volta che ci sono, coglierò volentieri l'occasione, per ossequiare il Vescovo.
Meraviglia, sorpresa e speranze del P. Alfonso, al quale non era sconosciuto quel nome e che per l'appunto era stato già pregato dallo zio d'interessarsi presso qualche istituto religioso per l'ufficiatura della chiesa di S. Agata e per la direzione dell'Orfanotrofio Maschile Macioti, lasciati dai RR. PP. Francescani.
Da quel primo abboccamento per un anno e mezzo intercorsero relazioni, richieste e trattative tra il Presule e il pio Sacerdote, quando il frontespizio del bollettino "La Divina Provvidenza" di Como nel dicembre del 1908 annunciava l'aumento di una nuova casa: l'Asilo Maschile Macioti in Ferentino ...
Come sono vasti ed impenetrabili i disegni della Divina Provvidenza!"

A) I documenti


Con gli ultimi documenti acquisiti dalla Curia vescovile di Ferentino, agosto 1985, gli inizi della opera nostra in quella città con l'assunzione della Direzione e Amministrazione dell' Orfanotrofio "Macioti" prima convenzione del 3 dico 1908 e del Ricovero "Regina Elena" nell' autunno del 1910, associati a quelli giù in nostro possesso, gli inizi di quell' Opera sono ben chiari e definiti.
Gli elenchiamo con il loro contenuto per una conoscenza più esatta degli eventi.
1 - Minuta di una lettera a un non nominato "Prof. car.mo", da alcuni documenti identificato nel Prof. Santoro e in altri come sacerdote.
Dalla grafia e dalla firma anche se appena abbozzata, la lettera si può ritenere di Mons. Bianconi vescovo di Ferentino. Lo fa supporre anche la + apposta alla 'D' maiuscola (Domenico). Mons. Bianconi in sofferta ricerca di una Congregazione o Comunità religiosa che assicurasse la continuità dell'Opera, dopo che nel 1904 i Frati Minori Osservanti l'avevano abbandonata, si rivolge al Prof. Santoro, amico di d. Guanella. Il prof. Santoro lo troviamo presente con altri notabili facenti parte del Comitato Romano, all'inaugurazione, il 25 ottobre 1914, delle sale che - per la munificenza del S. Padre il compianto Pio X", furono edificate per le associazioni e le Opere della Parrocchia di
S. Giuseppe.
2 - Cartolina postale - datata 3 luglio 1906 - di P. Alfonso Bianconi, domenicano, nipote di S. Ecc. residente a Roma presso i Domenicani, in Via Pié di Marmo 12 - presso la Minerva - allo zio Mons. Domenico. Assicura lo zio di aver consegnato al professore Santoro la lettera ( su nominata) ma rimasta senza risposta perché don Guanella era fuori Roma.
3 - Da Como don Guanella a Mons. Bianconi il 18 - 8- 1906.
"In settembre verso la fine sarò a Roma". Si ripromette in tale circostanza di ossequiarlo personalmente. Saluta il carissimo canonico cui accenna l'ultima sua (di Mons. Bianconi).
4- Da Como il 30 ottobre 1906 don Guanella a Mons. Bianconi. Da settembre sposta la data della sua andata a Roma dopo la seconda metà del prossimo nov. Chiede, tramite l'Avv. Giorgi, un programma. Le intenzioni erano buone e consolanti per sua Ecc. e i Membri della Commissione di cui l'Avv. Giorgi era Presidente.
5 - La lettera da Como del 9 nov. 1906, dopo quella promettente del 30 ottobre, pone in forse l'assunzione e getta nella costellazione il vescovo e la commissione, che nel frattempo con lettera del 12 nov. 1906 da Ferentino a firma dell'Avv. Giorgi aveva ringraziato Sua Eccellenza.
6 - Lettera dell' Avv. Giorgi a S. Ecc. del 12 nov. 1906.
7 - Mons. Bianconi, allarmato, scrive a Como a don Guanella in data 26 nov. 1906. Della lettera oltre la minuta, possediamo anche l'originale rintracciata nell'archivio della Diocesi di Ferentino. Giunta
a Como, assente don Guanella a Roma, il fungente segretario don Vittorio Pontoglio la spedisce a Roma, occupando, per risparmio di posta, l'ultima facciata per notizie.
8 - Lettera di don Guanella a Mons. Bianconi del 02.12.1906 da Frosinone.
Precisazioni - "Nella sera di sabato 10 dicembre - leggiamo su "La Divina Provvidenza" del dic. 1906 - fui ammesso all' udienza del Santo Padre. Partii dal Vaticano con l'animo inondato di gioia, col proposito di ripassare a Frosinone e Ferentino, dove si aprirebbero nuove vie di lavoro e di provvidenza. La sera istessa partii alla volta di Fabriano per Arcevia ... " .
E il proposito di ripassare da Frosinone e da Ferentino? La lettera del 2 dic. 1906 da Frosinone ci assicura che, prima di risalire è sceso a Frosinone su invito del Card. Cagiano De Azevedo, nativo di Frosinone e Vescovo di Veroli.
Quando? la sera stessa del l°dic.o il mattino del 2? Si scusa e si rammarica con Mons. Bianconi se per un disguido: " Non ho potuto oggi - in data perciò della lettera - ossequiarla. Le accompagno in mia vece il nostro sacerdote don Filippo Gramatica, assistente della nostra colonia di Monte Mario. Per renderle ossequio egli osserverà il luogo e le circostanze di detto orfanotrofio e mi riferirà. Ma come ho esposto sarà difficile che io possa disporre di personale atto. Gioverà ad ogni modo vedere se mai altro istituto volesse assumersi" .

9 - D. Filippo Gramatica il 06.12.1906 a Mons. Bianconi.
Effettuato sopralluogo e avute notizie dirette sull'opera di Ferentino, rese sicuramente informazioni a don Guanella che scrive: "In via di massima si approva, purchè tutto sia messo in scrittura. Riguardo ai nostri eventuali chierici studenti è vero che saranno accettati in codesto seminario; si chiederebbe inoltre se anche subito, cioè ai primi di gennaio, se non prima, possano essere accettati e se, trovato qualcuno idoneo per età ecc. possa essere quam primum ordinato in favore delle Opere della Provvidenza".
10 - Lettera - senza data - di Mons. Bianconi a don Filippo, ove si danno le assicurazioni richieste da don Filippo Gramatica con lettera a don Guanella.
11 - In data 20.12.1906 don Gramatica trasmette la lettera ricevuta da Mons. a don Guanella.
12 - Milano 24.12.1906. Don Martino Cugnasca per incarico di don Guanella, a letto per leggera angina, assicura l'Avv. Giorgi, tramite Sua Ecc. che il Fondatore sta studiando il suo progetto. Ringrazia per la protezione disposta ad accordare ai nostri Chierici.
Conferma l'incomodo di salute all'Avv. Giorgi.
13 - Roma - S. Pancrazio: 08.02.1907.
Don Guanella a Mons. Bianconi. Tornato a Roma da Ferentino ringrazia per le attenzioni. Da altro documento sappiamo che nevicava a Ferentino, come egli scrive nella lettera a Sr. Marcellina. Ringrazia il nipote P. Alfonso per l'omaggio di questi del romanzo "O Roma felix".
Promette di recensirlo su "La Divina Provvidenza".
14 - Da Roma S. Pancrazio - 02.07.1907. Accusa di aver ricevuto lettera di Mons. Bianconi e dell' Avv. Giorgi e della Commissione. Risalendo in alta Italia provvederà al personale, incluso un chierico.
15 - Roma - Ricovero Pio XO S. Pancrazio:03.02.1908. Ecc. Rev.ma inviti l'Avv. Giorgi perché faccia premura all'ingegnere incaricato di mandare carte e note di spesa al completo, con attenzione ai prezzi:
"Che non siano quelli di Roma!"
Sollecita S. Ecc. per l'impianto dei Ricoveri per Anziani con reparti distinti maschile e femminile.
16 - Ferentino: 15. lO. Curia Vescovile a Mons. Bianconi. Il Can. Perlini nell'attesa degli inviati di don Guanella provvede perché alla loro venuta non manchi il necessario.
17 - Il medesimo canonico annuncia a Mons. Bianconi l'arrivo di due sacerdoti e un laico il 28.10.1908 e le circostanze dell'accoglienza in Casa e in Municipio.
18 - Ferentino: 05.06.1908. L'Avv. Giorgi a S. Ecc. L'intera pratica per il Ricovero pervenuta al Sig. Pretore.
19 - Don Riccardo Negri a Mons. Bianconi: 17.08.1909. Ringrazia per le premure per S. Agata. Si è rimesso abbastanza in salute. Sabato sarà di ritorno. Provviste per il futuro. Ricovero: una cucina economica - letti coperte ecc. lenzuola ecc. Il decreto reale.
20 - Ferentino: Congregazione dei Servi della Carità - 30.08.1909. Sua
Eccellenza, la risposta dell'On. Giolitti e una lettera dell'On. Corleoni.
Giudizi benevoli e apprezzamenti per l'erigendo Ricovero.
21 - L'08.02.1910 si ha una lettera S. Ecc. Mons. Bianconi. Firma:
dev.mo ... di dubbia lettura.
Roma - Ricovero Pio X° S. Pancrazio - Don Guanella partecipa la sua gioia per aver ottenuto per intercessione della sorella Caterina la somma di L. 50.000, che unita a pari somma promessa da Pio XO permetterà la copertura del tetto della Chiesa di S. Giuseppe.
22 - Ferentino: La Congregazione di Carità invia una lettera a S. Ecc. Si ha comunicazione, in data 26.12.1910, del Decreto Reale di erezione in Ente Morale del Ricovero "Regina Elena".
Roma - 23:03.05.1915. Lettera della Superiora Generale Sr. Marcellina a S. Ecc. in cui gli comunica la sostituzione di una suora.


B) Contatti e trattative


ingresso-convento-prima-guerraVolendo ricostruire sulla scorta dei documenti in nostro possesso i preliminari - i contatti e le trattative intercorsi prima dell' assunzione della Direzione di detta Opera, con l' apposizione della firma al contratto convezione del 03.12.1908 - bisogna partire dalla metà di settembre 1904, quando i Frati Minori Osservanti, dopo aver nel 1900 declinato l'invito di Mons. Bianconi di riacquistare l'ex-convento con l'annessa chiesa di S. Agata, indemaniato per la legge 7 luglio 1866 e passata al Comune di Ferentino, lasciata la Direzione dell'Opera Pia Macioti e l'ufficiatura dell'annessa Chiesa partirono da Ferentino.

Da quel giorno l'amministrazione affidò i pochi orfani agricoltori - 10 in tutto - a personale laico, affidando la vigilanza a un così detto 'maestro di campagna'. Visto il malandare e avvertito il rischio di eventuale chiusura,  il Vescovo Mons. Domenico Bianconi con l'aiuto valido del nipote P. Alfonso, domenicano, s'adoperò a cercare quella Congregazione o Comunità religiosa disposta ad assumersi e continuare la direzione di quell' Opera, sorta per volontà del Vescovo Macioti, che con testamento olografo del 25 gennaio 1838, lasciava tutti i suoi beni per un erigendo Orfanotrofio.

In quei frangenti Mons. Bianconi, forse tramite il nipote, venne a conoscenza di don Guanella e delle sue Istituzioni di Carità, che stavano sorgendo a Roma. Puntò tutte le speranze su di Lui.
In quegli anni don Guanella, nel 1903, con regolare contratto del 4 ottobre, aveva rilevato la Colonia Agricola S. Giuseppe a Monte Mario. Nel gennaio 1904 stipulava contratto di affitto con Mons. Bartolini del Palazzo dell'Arcadia, di cui era Presidente, per tre anni a L. 1.000 annue. Nel 1905 inizia le trattative per l'acquisto dell' ex-Convento dei Carmelitani Scalzi sul Gianicolo presso la Basilica di S. Pancrazio. L'acquisto è del 26 gennaio 1907, l'inaugurazione ufficiale nel 1908 stessa data.  Mons. Bianconi, in visita a Roma, cercò don Guanella presso le Suore al Palazzo dell'Arcadia, lasciandogli un biglietto come gli dirà in una missiva. Durante le trattative - ricordate nelle lettere intercorse tra Mons. Bianconi e don Guanella per l'assunzione dell'Opera Macioti - si inserisce il viaggio che ho riportato ad litteram come ci è stato tramandato.
L'episodio, così come narrato da don Carlo Coppotelli, lo colloca nel giugno del 1907 e vi parla di prima volta.
Da quel primo abboccamento alla firma fa trascorrere un anno e mezzo, mentre già erano in corso trattative ed approcci, come provato più sopra.
Per salvare la storicità dell'episodio, tramandato oralmente e per iscritto, che non si può certo annoverare tra le leggende o l' aneddotica, data la ricchezza dei particolari e la veridicità dei testimoni tutti "fide digni": don Carlo Coppotelli, figlio del cameriere del vescovo, Giuseppe, e don Mazzucchi, che lo ha fatto pubblicare su "La Divina Provvidenza" e sul numero unico pubblicato in occasione del 50° della Fondazione di Ferentino, occorre collocarlo nel giugno del 1906, tenendo presente che l'intenzione di don Guanella, dopo l'udienza del 01.12.1906, di ripassare da Frosinone e Ferentino suppone una sua precedente andata.
santagata-nel-xix-secoloSi può, quindi, ricostruire l'episodio così: nel giugno del 1906, in data non precisa, parte da Roma per raggiungere Frosinone su invito del Cardo Ottavio Cagiano de Azevedo, vescovo di Veroli ma nativo di Frosinone, che gli aveva proposto una fondazione simile a quella di Monte Mario nella casa nativa in Frosinone. Per disguido ferroviario, come lo chiama don Coppotelli, o, come è molto più probabile, per un brusco ed improvviso risveglio, don Guanella scende alla Stazione di Ferentino ove provvidenzialmente sosta la carrozzella del Vescovo di quella diocesi, con il cameriere Giuseppe Coppotelli e il cocchiere Moscadoro, mandata a rilevare il nipote P. Alfonso Bianconi, proveniente da Roma, solito a trascorrere le ferie estive nella città ciociara. L'invito è per raggiungere l'Episcopio.
Quale occasione più propizia? Al P. Alfonso che veniva da Roma, don Guanella non era sconosciuto. Al Vescovo, che si era assunto il compito di trovare una congregazione o Comunità religiosa, trattare con don Guanella fu una bella occasione, per esporgli il suo momento
di difficoltà per risolvere il problema dell'istituzione benefica, voluta dal suo antecessore Mons. Vincenzo Macioti. Don Guanella, visitati gli stabili, il vetusto convento e la Chiesa annessa e, conosciute sommariamente le condizioni di un'eventuale convenzione, sempre prudente e restio ad aprire case che non godevano completa autonomia, si riservò di dare risposta, dopo aver consultato quei confratelli che con lui e la confondatrice Sr. Bosatta Marcellina costituivano una specie di consiglio informale.
Nell'incontro avrà contattato i Membri della Commissione Amministrativa, il cui presidente era all'epoca l'Avv. Giorgi Raffaele.
E' presumibile che abbia proseguito il viaggio per Frosinone, per dare un significato al verbo "ripassare" e alla visita che il Cardo De Azevedo, domenica tre marzo 1907, fece alla colonia di Monte Mario. Tornato a Como e sentito il parere dei suoi, al 30 settembre spedì quella lettera che, a detta di Mons. Bianconi, "mise in festa i signori della Commissione". A raggelare le speranze del Vescovo e dei Signori, arrivò la lettera del 9 novembre, che metteva tutto in forse.
Se non si vuole accettare questa ipotesi, non rimane che annoverare l'episodio fra le leggende e gli aneddoti. Cosa un po' difficile, data la ricchezza dei particolari della tradizione scritta e orale. Rimane, in questo caso, l'interrogativo del perché don Guanella abbia avuto bisogno di inviare don Gramatica a Ferentino, nel dicembre del 1906, per una ricognizione degli ambienti dell'orfanotrofio Macioti da assumere se di persona, secondo l'ipotesi su accennata, egli aveva avuto già una visione dello stabile. Dopo l'incontro e la visita del Card. De Azevedo a Monte Mario, di Frosinone non si parla più, mentre andò in porto l'inizio dell'Opera Don Guanella a Ferentino.

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MA CHI È QUESTO DON GUANELLA? UN GRANDE DELLA CARITÀ IN TERRA CIOCIARA

di Borgetti Guido


milano-1906"Lui vivente, quando la sua fama cominciava a varcare i confini della diocesi di Como e a spandersi per la Lombardia e l'Italia settentrionale, molti si domandavano: " Ma chi è questo don Guanella?"
E naturalmente chi rispondeva bianco e chi rispondeva nero. Anzi un giorno, presente lo stesso don Luigi Guanella sconosciuto, un sacerdote disse a qualche collega: "Questo don Guanella o è un santo o un pazzo" e don Luigi pronto: "Siccome santo non sono, dunque sono un pazzo" e rise con quel suo fare bonario e intelligente a un tempo, tanto comune ai montanari della sua valle alpina. Perché don Guanella è di lassù, nato in mezzo alle montagne dell'alta Lombardia, sui confini estremi d'Italia (ma ebbe tanto amore all'Italia Meridionale). Uomo di fatti e non di parole, quando si agitava (erano altri .... tempi! ) la dolorosa questione del Mezzogiorno.
Egli dimostrò senza prevenzioni di sorta, come praticamente e onestamente si potesse venire incontro a tante miserie e fondere insieme tutta Italia nell'amplesso della nobile carità vicendevoIe, della fratellanza adamantina. Di lui dissero che ebbe" l'intraprendenza" avveduta, organizzativa, tenace del Nord e tutto il gran cuore ardente, semplice e generoso del Sud.
A mio parere non si poteva definire meglio il suo carattere. Se ne scrisse: "Partito al murmure soave di una prece in una profumata chiesuola alpestre, scese al piano fra i tumulti del popolo operoso nelle floride città lombarde" e, giù giù, per la penisola, sospinto da un ideale grandioso di fede, sino a Roma capitale e centro del Cristianesimo. Non contento, volse lo sguardo a quelle parti d'Italia più bisognose, stringendole in un abbraccio di carità supremo, e - nel 1908 - apriva la Casa di Ferentino, in Campagna nel Basso Lazio; ne11913 l'asilo di Laureana di Borello in Calabria. La Casa di Ferentino, nell'Orfanotrofio Macioti, nel Ricovero Regina per i vecchi, nel Rifugio per i deficienti,
racchiude le caratteristiche fondamentali delle opere Guanelliane, ha un significato più che comune. Don Guanella la volle, la conservò ad ogni costo, perché è come un'ardita sentinella lanciata verso il Sud; mentre l'Asilo di Laureana, sperduto nelle lontane Calabrie, sembra invitare le schiere moltiplicate dei Servi della Carità e delle Figlie di S. Maria della Provvidenza per fondazioni sempre più degne, per opere sempre più vaste.
Tempo addietro, il bollettino «Culto e Carità» che don Guanella fondò insieme con l'opera sua di Ferentino, suscitò un pò di scalpore, perché chiamava l'antica e gloriosa nostra città "la città di fede e di macigno".
Sono certo che non c'era alcuna seconda intenzione nello scrittore!
Che sia una città di fede tutti lo vedono e lo possono ogni giorno toccare con mano; che non manchino i macigni a Ferentino per convincersene basta guardare le mura ciclopiche. Don Guanella aveva poi davvero quella fede che trasporta macigni non solo, ma montagne intere. Il bollettino "La Divina Provvidenza" , pubblicato dalla Casa Madre di Como, così annunciava la nuova opera di Ferentino nel numero di dicembre 1908: " I nostri lettori forse avranno osservato che nel frontespizio del nostro periodico le case maschili sono aumentate di una: l'asilo maschile Macioti in Ferentino ...
"Vi andammo dopo due anni di continue richieste, chiamativi dalla bontà di quell' Ecc.mo Vescovo e dalle insistenza di quel lodevole Municipio. Siamo alloggiati in un vasto convento con unita la chiesa di S. Agata che verrà da noi funzionata; per ora vi si è aperto da un nostro con fratello un rifugio maschile capace di una trentina di fanciulli che frequenteranno le scuole elementari esterne; ben presto, fra qualche mese, le Suore di S. Maria della Provvidenza apriranno in locali vicini, ma totalmente separati, due ricoveri, maschile l'uno, femminile l'altro, e quella casa figurerà non ultima fra le opere della Provvidenza. Vogliano le persone benevoli, che ne hanno voluta ed aiutata la fondazione, continuare il loro valido appoggio, affinché essa possa compiere tutto quel bene che se ne aspetta e che si può compiere in quei luoghi quasi digiuni di simili opere" .
Era allora Vescovo di Ferentino il compianto Mons. Bianconi (morto nel 1922), uomo non solo aperto al culto del bello, e lo dimostrò con gli intelligentissimi restauri alla Cattedrale, ma anche, come tutti i degni seguaci di Cristo, ardente d'amore per i poveri. Si deve all'amicizia sua verso don Guanella se questi, nonostante la penuria di personale, accettò di aprire questa casa di Ferentino; e tanto più se l'accettò, nonostante le condizioni poste.
Parlando di alcune opere fallite, perché troppo intralciate da condizioni particolari senza mai perdersi di coraggio don Guanella non dimenticava la storica frase del Cottolengo: "I cavoli trapiantati ingrossano". Soggiungeva: "Le fondazioni religiose devono essere autonome. Sono come le arnie delle api; non ci devono entrare i vermi roditori; altrimenti le api si disperdono. Dopo aver cercato inutilmente di trarre de malo bonum, si trasportarono i nostri ad asili di maggior sicurezza, seguendo il consiglio del Salvatore: "Quando non siete ascoltati in una città, fuggite in un' altra".
Ma a Ferentino non si tratta di un'opera fallita; se vivesse il piissimo Vescovo Macioti esulterebbe di gioia nel vedere i suoi orfanelli, e dal cielo, certo sorride, e benedice con Mons. Bianconi ai Servi della
Carità che hanno assicurato e ampliato la fondazione in oltre trent' anni di lavoro perseverante.
Tuttavia ben altri sviluppi avrebbe avuto l'opera e avrebbe in avvenire, se godesse di maggiore autonomia. Scrive il Superiore Generale dei Servi della Carità, don Leonardo Mazzucchi, primo biografo di don Guanella:
"Si fecero costosi restauri all' antico convento, all' unita chiesa di S. Agata, ai locali destinati a ricoverare i vecchi della città. La chiesa si funzionò con vantaggio singolare della popolazione; si
attivarono e prosperarono il Ricovero dei vecchi e l'orfanotrofio. I Servi della Carità fecero certamente sacrificio volonteroso di opera e di spese così da rendere florida e sommamente benefica l'istituzione: perché essa si mantenga a bene della città e dei dintorni e perché aumen-
ti la sua efficacia in quella regione assai bisognosa di tali opere, non costretta a trapiantarsi in luogo più favorevole.
Occorre che la benevolenza e la riconoscenza degli amici si muti e si esprima in migliore apprezzamento del bene che vi si compie e valga a togliere all' azione nostra, autonoma perché sia agile e vitale, l'ingombro d'influenze e di dipendenze estranee.
Riesca l'Opera ad innestarsi sul tronco delle nostre Istituzioni e ad assorbirsi la linfa di vita! Con questa speranza, don Guanella - facendo rilevare nel 1911 le migliorie fatte a quell' abitato che si restaurò completamente, si fornì di luce elettrica, di acqua potabile, di giardino ad uso ricreativo, aprendosi a vecchi e a giovanotti - prometteva ed augurava a Ferentino: "Più altre opere buone si hanno di mira, e speriamo che la Divina Provvidenza in tempo non lontano ci dia la grazia di eseguirle" .