
Anno Santo 2016: presto il programma con le iniziative parrocchiali
La Misericordia è innanzitutto avere un Padre da cui poter scappare, perché persino per peccare si deve essere liberi, e la Misericordia non è semplicemente il perdono degli errori ma il presupposto stesso della nostra libertà. Senza un Padre da tradire non potremmo essere liberi, liberi di andarcene, e liberi di pentirci e tornare indietro. Questo è Dio per noi, uno che si lascia abbandonare rendendo possibile anche in estremo la nostra libertà. Senza questo Padre non ci potrebbe essere Misericordia, perché non ci sarebbe nemmeno la libertà. Senza una casa da cui andarcene non avremmo nemmeno la possibilità di sbagliare, ma senza questa libertà forse non peccheremmo ma nemmeno ameremmo, perché sia per peccare che per amare bisogna essere liberi. Il Vangelo si conclude con un dialogo tra il Padre e il figlio maggiore, quello che la testa l’ha sempre avuta sulle spalle. Quello che ha fatto ogni giorno il proprio dovere. Quello che é rimasto sempre in casa con il Padre. Ebbene questo figlio modello, vive un’altra schiavitù che forse non è quella del peccato del fratello minore, ma è altrettanto dolorosa. Egli non si sente felice. Egli non prova gioia ma solo senso di responsabilità. Egli si sente servo e non figlio, motivo per cui non capisce i gesti eccessivi del Padre. Questa é una lezione per tutti noi. Dobbiamo anche noi stare attenti a non stare semplicemente alle regole, ma a domandarci quanta gioia c’é dentro la nostra vita, quanto ci sentiamo davvero alla pari, appunto figli, e non semplicemente esecutori di questa o quest’altra cosa. Dio non é il decalogo, Dio é Amore. Alla fine della vita, diceva uno scrittore francese, Dio ci domanderà una sola cosa: sei stato felice? #dalvangelodioggi (don Luigi Maria Epicoco)
