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Riflessioni

Dritto! Direzione Gerusalemme! (#dalvangelodioggi)

  • Riflessioni

L’ultimo tragitto che separa Gesù da Gerusalemme inizia con un incidente di percorso. Un gruppo di Samaritani si rifiuta di farlo entrare nel proprio villaggio. E’ l’infinita libertà dell’uomo che decide vittorie o sconfitte anche per il Figlio di Dio, non accorgendosi che ogni volta che Gesù perde, sono in realtà loro stessi a perdere. Nonostante ciò, Dio non si rimangia lo spazio di libertà che ha concesso all’uomo. Senza di essa, non ci sarebbe nulla, non esisterebbe nemmeno l’amore, sarebbe tutto semplicemente determinato, stabilito, artificialmente perfetto. Ma il vangelo non nasconde nulla, non tace anche le chiusure, i fallimenti pastorali, e le frustrazioni dei discepoli che a quella chiusura rispondono con la violenza: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Non riescono a sopportare il fatto che qualcuno si chiuda a quel messaggio, non riescono a tollerare le vertigini della libertà che si portano addosso anche quelli che dicono di no. L’amicizia con Gesù, l’esperienze maturate con Lui, la spiritualità appresa in quegli anni non li tutela dalla tentazione dell’integralismo. Ed è proprio Gesù a richiamarli alle logiche vere, non a quelle delle loro aspettative: “ Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio”. il vangelo tace sulle parole usate da Gesù, di certo però è paradossale il fatto che sia proprio Gesù, il primo difensore della libertà dei ‘dissidenti’. Non sono i discepoli a calmare Lui, ma Lui a calmare i bollori dei discepoli che a volte si fanno talmente prendere la mano da infrangere il tratto più Santo che ci portiamo addosso dell’immagine e somiglianza di Dio: la libertà. E la libertà ha tempi, alfabeti e modalità diverse che vanno rispettati, compresi e tenuti sempre in considerazione. Ma il viaggio è ancora pieno di una serie di imprevisti.

Il primo è un uomo che lo ferma in mezzo alla strada e gli grida: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù si ferma lo guarda e gli dice parole che a prima vista sono di una immensa tristezza e delusione: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Com’è possibile? Uno generosamente si offre per seguirlo e Gesù lo congeda senza diritto di replica. Il problema sta nel fatto che non sempre chi vuole seguire Gesù ha chiaro cosa significhi. La fede in Lui non è un’assicurazione, un punto di certezza che mette a tacere le tue inquietudini, e risponde a tutte le tue domande. La fede in Lui è un continuo ‘precario’ cammino verso la Risposta, verso quella Verità che si nutre anche di atroci domande che la vita ti pone continuamente. Gesù congeda quell’uomo perchè vuole distruggere in lui la convinzione che credere significa avere una semplificazione, un trattamento speciale, uno sconto sulla vita. Al contrario seguire Gesù significa caricarsi dell’imprevisto della vita sino all’estreme conseguenze, con la certezza però che quel cammino, se fatto fino in fondo, porta a qualche parte e non và a finire nel vuoto.

“A un altro disse: «Seguimi»”. La risposta è delle più umane e condivisibili che possano esistere: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Che tradotto significa, “ho dei doveri nei confronti di alcune persone, della mia famiglia, ma in genere di chi amo. Il seguirti deve fare i conti anche con loro.”. E ciò è vero ma a volte si può diventare ostaggio anche di chi si ama. A volte per amore di qualcuno noi smettiamo di essere noi stessi, di fare ciò che è giusto, di relizzare ciò che siamo. In pratica è come se ci comportiamo da morti. Gesù non ci ama di un amore così. Egli ci vuole vivi. Non ci chiede di rinunciare agli affetti, ci chiede di essere liberi anche dagli affetti, perchè solo in libertà possiamo davvero essere utili anche per loro. Diversamente, in questo gioco di dipendenza, non solo non saremo mai felici ma contamineremo di infelicità anche gli altri, specie chi ci è più vicino.

“Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»”. In quest’ultimo dialogo la posta si fà alta. Non solo Gesù domanda libertà da tutto, anche da chi si ama. Domanda anche che non ci siano rimandi. Egli esige una decisione adesso, non Lunedì. Le cose importanti della vita non le dobbiamo programmare epr domani, le dobbiamo scegliere ora, con carattere e senza ripensamenti. Diversamente il nostro destino, la nostra vocazione, ciò che ci realizza non ci sarà mai dentro la nostra vita, sarà sempre materia di domani. E domani è solo un proposito, non è la realtà.

di don Luigi Maria Epicoco