
La Parrocchia di S.Agata e la comunità guanelliana di Ferentino
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SS.Crocifisso di fra Vincenzo da Bassiano


Cappella sotterranea

14 settembre 2025
Ingresso dell'Arcivescovo Santo Marcianò a Ferentino
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L'editoriale mensile
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Con la S. Messa dell'Ultima Cena facciamo ricordo della istituzione del Sacerdozio e della Eucarestia. Con la lavanda dei piedi agli Apostoli, il Signore ci ha esortati ad amarci e servirci gli uni gli altri.
Al termine della Messa viene esposto solennemente il Santissimo. Il rito vuole dare la possibilità di trascorrere momenti personali in adorazione e preghiera.
Per dare spazio alla meditazione e come segno di penitenza e cammino di conversione, sull' esempio dei grandi pellegrinaggi dei penitenti, si usa anche visitare varie chiese, dove c'è l'altare della reposizione, che una volta era detto: "sepolcro", ma che di sepolcro non ha proprio niente.
Non c'è un numero determinato di chiese da visitare come si pensa; a Roma erano sette, come per l'anno santo.
Il cammino andrebbe fatto in preghiera, in raccoglimento ed in penitenza.
Dato che L'INDULGENZA PLENARIA che si può ottenere è unica, basta visitare una sola chiesa alle solite condizioni:
1. Sostare in adorazione davanti al Santissimo e recitare il Credo" e un Padre Nostro.
2. Pregare per le intenzioni del Papa (Ave Maria e Gloria al Padre);
3. Confessarsi e comunicarsi nel più breve tempo possibile.

L'Adorazione Eucaristica

La Via Crucis

La preghiera a Maria SS.ma
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La S. Messa
Riflessione sul Vangelo del giorno
di don Luigi Maria Epicoco
Lc 12,35-38
“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. Quand’ero bambino e frequentavo gli incontri vocazionali al seminario minore della mia diocesi, ascoltavo spesso la storia di un giovane santo, San Domenico savio. Mi colpivano diverse cose della sua storia, ma alcune mi sono rimaste impresse più di altre. Tra queste c’è una domanda a bruciapelo che San Giovanni Bosco gli risvolse un giorno mentre giocava: “Domenico, cosa faresti oggi fosse il tuo ultimo giorno di vita?”, Domenico rispose: “continuerei a giocare!”. Una risposta simile spiega la pagina del Vangelo di oggi. Noi a differenza di Domenico non siamo mai pronti a morire, e questo sta significare che in realtà non stiamo vivendo davvero, perché chi vive davvero è talmente immerso nella vita da essere abbastanza pronto e grato da lasciarla in qualsiasi momento, senza paura, senza rimpianti. È proprio la candida espressione di Domenico che ci fa capire che essere pronti alla morte non significa snobbare la vita, non considerarla, banalizzarla, ma al contrario significa goderla fino in fondo, con la serenità di chi si sente già immerso nell’eternità, anche se abita ancora lo spazio e il tempo. Questa è l’esperienza solo di chi si sente amato. In fondo la Scrittura ce lo ricorda costantemente: l’amore scaccia il timore. Allora le parole del Vangelo di oggi non servono a sentirci in colpa per le nostre paure, ma solo a ricordarci che senza amore rimarremo solo in ostaggio della paura della morte e non godremo mai veramente di questo istante di vita che ancora abbiamo addosso.
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