Il Crocifisso di Sant'Agata: Storia e devozione di Alberto Cedrone

  • Crocifisso

IL SANTISSIMO CROCIFISSO DI S.AGATA a cura di Alberto Cedrone - Tipografia Casamari 1988

 

Presentazione

In un caldissimo pomeriggio di mezzagosto sono stato pregato da don Marcelli Altieri S.d.C. parroco di S.Agata di stendere qualche riga di presentazione per questo opuscolo, preparato dal sempre solerte rag. Alberto Cedrone. Lo faccio molto volentieri perché sono convinto del valore delle tradizioni. In questo periodo, però, si apprendono molte, troppe cose e se ne dimenticano, nostro malgrado, tante altre.Bene quindi ha fatto il rag. Cedrone a raccogliere in uno scritto tutto ciò che riguarda questa devozione, che è culto, storia, tradizione, folklore.Il popolo di Ferentino venera molto questa prodigiosa Immagine di Gesù Crocifisso custodita nella Chiesa di S.Agata e che tanta parte ha avuto nella storia della Città, del Borgo… ma particolarmente nella storia individuale di molte anime.

               

<<…chigli Cruggifisso? Te’ ‘na faccia

                Cu gli àffiti tu jiètta, cu tu ‘ncanta

                I pare ca su spènuca i t’abbraccia>>.

                                                               (Bianchi).


 "Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. E’ tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. E’ in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale”.  (Disc. 10 sull’Esaltazione della Santa Croce di S.Andrea di Creta, vescovo).

 Gesù Cristo, adorato nella SS.ma Eucarestia, insieme alle altre devozioni ferenti nati, la Madonna ed il patrono S. Ambrogio martire, ci aiutino ad affrontare con fede e con coraggio le prove della vita e a fare con umiltà la Volontà di Dio. 

Ferentino, martirio di S. Ambrogio 1988.


                                                                                                                      Mons. Nino Di Stefano

    


UNA PIA DEVOZIONE DEL PRIMO SECOLO DELL’ERA CRISTIANA

cartolina fronte anno 1920A Ferentino, il 14 settembre di ogni anno, nella parrocchia di Sant’Agata, al Borgo omonimo, si rinnova, con particolari cerimonie liturgiche e con sagre popolari, la festività dell’Esaltazione della Santa Croce, una pia devozione che, stando alla consolidata tradizione, è stata introdotta a Ferentino dai Frati Minori di San Francesco d’Assisi insediatisi stabilmente nella città dopo il viaggio del Santo Serafico nel Meridione d’Italia, al Monte Gargano, del 1222. (a lato l'immagine della copertina di un antico libretto utilizzato in S.Agata per la Pia pratica della Via Crucis).

Ma, la devozione della gente di Ferentino al SS. Crocifisso, ovvero alla Croce, dovrebbe risalire agli albori del Cristianesimo, se è vero quanto scrivono gli antichi cultori della storia e delle tradizioni locali. Giacomo Bono, ad esempio, alle pagine 47, 48 e 49 del secondo libro della sua “Storia di Ferentino illustrata e narrata da …”, così ha scritto:

“ Negli anni 51-53 dell’era, il Vescovo Epafrodito sloggiava da quella prima dimora in Pietrolara, e allontanandosi dal pericolo della Via Latina, formava ed edificava un più occulto Oratorio, in sito più riparato e commodo, per poter con più agio proseguire ad istruire e battezzare i neofiti.

Questo nuovo oratorio, che dopo quello eretto da S. Pietro nella contrada omonima di Pietrolara,  risulterebbe il secondo edificato nel suburbio della città in quel primo secolo cristiano, dalla costante tradizione e da cenni di scrittori, si conosce essere stato fondato dal Vescovo Epafrodito nella odierna contrada di Chivi (Clivus) o Clivo di belvedere.

Nel seno, dunque, della breve discesa del Colle di belvedere, e precisamente poco sopra l’odiena chiesuola di S. Giacomo fuori la porta del borgo, si scorgono i ruderi di un recinto composto di grosse pietre; come anche più sopra, nel centro di detto Colle, ed ove presentemente è posta la chiesa dedicata a  S. Agata, vi si osservano altri ruderi antichi; similmente in quelle località si conosce e si vuole esistito l’Oratorio fondato dal Vescovo Epafrodito in sostituzione dell’altro eretto da S. Pietro.

Il grande apostolo S. Pietro, in mancanza di miglior commodo, o nella semplicità più schietta, al suo primo giungere in Ferentino nella contrada Pietrolara, fondò il sacro altare rozzamente nel mezzo di una nuda pietra elevata, nel cui centro fecevi giganteggiare la Croce, simbolo della redenzione, ed arma a lui indispensabile e necessaria per combattere il gentil esimo; così il Vescovo Epafrodito nell’erigere al Clivo di belvedere il nuovo Oratorio cristiano, costruito come un piccolo tempio, lo dedicava al SS.mo Crocifisso e a Maria Addolorata.

E non contento di tanto, non solo ebbe cura di fare quel nuovo e più commodo Oratorio nel sito designato, ma stante il profitto e concorso dei credenti della vera fede, i quali se scoperti alle ricerche dalle milizie del Preside, venivano tosto catturati, ovvero se latitanti, erano nella dura necessità di dimorare e morire nella campagna, così Epafrodito, che era il Pastore, in sollievo di tante famiglie, si studiò di edificare un vasto Cemeterio cristiano, e nello stesso Clivo di belvedere, precisamente ove trovasi eretta la chiesa di S. Agata.

Che quivi infatti fossevi esistito Oratorio e Cemeterio cristiano fin dal primo secolo della Chiesa, è cosa indubbia e volgare, stante la tradizione costante e per giunta invariata sino a noi…”.


Quando i tempi lo consentirono e quella che sarà successivamente definita cominciò a svilupparsi, anche i Cristiani di Ferentino modellarono i loro “Crocifissi” per esporli nei luoghi di culto. Intanto, durante l’episcopato del Vescovo Leone (140/142-190 circa?), tali nostri progenitori avevano lasciato l’Oratorio del Clivo di belvedere, diventato angusto ed insufficiente per l’aumentato numero di fedeli e di neofiti e rimasto ad uso esclusivo di Cemeterio cristiano, per trasferirsi nel tempio più vasto, ma sempre occulto alle autorità ed ai gentili, quarto Oratorio cristiano edificato nei dintorni del paese nel II secolo della Chiesa, dopo quelli di Pietrolara, del Sacro Speco (nell’abitato urbano) e di Belvedere, e si erano viepiù sparsi nel suburbio e nella città.

Durante l’episcopato del Vescovo Alessio (circa gli anni 220-253) erano tornati al Clivo di belvedere e, nel luogo del vecchio Oratorio, ne avevano costruito un altro dedicato alla martire Sant’Agata.

Nel manoscritto di Giacomo Bono al riguardo leggiamo che “… sotto il detto Vescovo Alessio avvenne il martirio della nobile palermitana e catanese S.Agata († 5 febbraio 251, durante la persecuzione di Decio – n.d.r.) per ordine del Prefetto di Sicilia Quinziano; in tale nuova occasione, il Vescovo Alessio fu sollecito in edificare in Ferentino, l’Oratorio per il culto di detta Santa martire; ed a meglio corrispondere allo scopo, approfittò del primitivo abbandonato Oratorio, posto al Clivo di belvedere, e ridotto soltanto ad uso di Cemeterio cristiano, per quivi riedificare un tempietto sacro, al culto e venerazione della detta martire S.Agata. Anzi il detto tempietto in seguito e col tempo, venne dichiarato Parrocchia suburbana, e sebbene in epoche posteriori venisse più volte distrutto e riedificato, pure resta notevole, che sempre mantenne il titolo e culto della martire S.Agata” - .

Sviluppò, dunque, il Cristianesimo in Ferentino e crebbe la devozione al SS. Crocifisso ormai concretizzatasi nella nuova iconografia che dura tuttora e che ha dato modo agli artisti di tutti i secoli di realizzare numerosi Simulacri più o meno apprezzati come opere d’arte.

A Sant’Agata, dove sempre i fedeli sono riusciti a coniugare felicemente fede ed arte, nei secoli passati di Crocifissi sugli altari ne sono stati esposti tanti e dalle fogge più diverse,ma quelli che hanno fatto sicuramente storia sono stati il Crocifisso del secolo XIII, testimonianza della devozione istituita da San Francesco d’Assisi per l’Esaltazione della Santa croce, andato perduto con i resti della fabbrica coeva distrutta dal bombardamento del 24 maggio 1944, durante la seconda guerra mondiale, ed il Crocifisso realizzato nel 1669 da Fra Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano.

 Il Crocifisso di Fra Vincenzo

chiesa 7 ridottaIl pregevole Simulacro del SS. Crocifisso, oggetto della venerazione della gente del Borgo di Sant’Agata, di tutta la comunità cittadina di Ferentino e di non pochi forestieri ed ai cui piedi si sono inginocchiati i Rettori della Provincia di Campagna e Marittima ed i Vescovi della diocesi venuti a prendere possesso delle rispettive sedi ed i Pontefici quando si trovavano in visita o di passaggio a Ferentino, è un’autentica opera d’arte del XVII secolo.Ricavato da un tronco d’ulivo del Getsemani (Terra Santa), esso, infatti è opera di Fra Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano (Latina) dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi, morto a Roma, in Santa Maria in Aracoeli, il 25 marzo 1694.
Lo scolpì con gli altri Crocifissi qui ricordati dopo un viaggio in Terra Santa.
Nel dorso del Crocifisso di Sant’Agata, come in quelli di Farnese e dell’Aracoeli, l’artista ricavò un piccolo incavo, ovvero un piccolo vano chiuso da apposito tassellino, per la conservazione delle reliquie e delle memorie dello stesso Crocifisso.

Ma in quello di Ferentino ne ricavò uno anche nel Capo, in cui, nella ricognizione del 1920, fu rinvenuta un’immagine dello stesso SS. Crocifisso eseguita dal Padre Giustino Fedeli O.F.M. Oss., Guardiano del Convento di Sant’Agata, a ricordo delle feste giubilari del 1895.Fra Vincenzo, che fu autore anche dei Crocifissi ammirati a Bassiano (1673) , Bellegra (?), Caprarola (1662), Farnese (1684), Nemi (1669), Roma-Aracoeli (1684-1694), compì i suoi capolavori lavorando soltanto di venerdì – ne occorsero sicuramente parecchi – “dopo aver flagellato a sangue il proprio corpo, in ginocchio, e digiunando a pane ed acqua, tanto che possono dirsi effetto della pietà più che dell’arte e della tecnica” – (Necrologio della Provincia Romana).La leggenda vuole, ma lo stesso si dice del Crocifisso di Nemi, che la realizzazione del volto del Crocifisso di Sant’Agata producesse qualche preoccupazione a Fra Vincenzo che pregò moltissimo ed intensamente per avere la giusta ispirazione finchè un venerdì lo trovò miracolosamente compiuto.Durante la seconda guerra mondiale – era la “Battaglia di Cassino” – il bombardamento aereo della città del 24 maggio 1944 distrusse completamente la vecchia chiesa di Sant’Agata.
Il Crocifisso di Fra Vincenzo finì sepolto dalle macerie insieme con l’altro insigne Simulacro conservato in Sant’Agata, quello dell’Immacolata Concezione del secolo scorso, simbolo della grande devozione mariana della nostra gente.Rimasti miracolosamente illesi, i due Simulacri vennero “ricoverati” nella chiesa Cattedrale di Ferentino, dove rimasero fino all’8 dicembre 1947 quando, con una solenne indimenticabile processione, vennero riportati nella ricostruita chiesa di Sant’Agata nel frattempo costituita in parrocchia dall’allora Vescovo diocesano Mons. Tommaso Leonetti.

Il Crocifisso aveva perso alcune dita della mano sinistra che lo scultore Giovanni Di Lucia, docente in Ferentino, restaurò su commissione del primo parroco di Sant’Agata Don Luigi Romanò (1947-1964).
Il secondo parroco, Don Ernesto Tentori (1964-1970), in occasione del Ventennale della parrocchia, a metà settembre del 1967, provvide a far sostituire il legno ormai lacero della Croce con altro legno pregiato (noce di mansonia) e, nel 1968 (10-17 marzo), durante una “Settimana liturgica” tenutasi in parrocchia, fece togliere il Crocifisso dall’altare laterale di sinistra per porlo sull’altare maggiore (il 17 marzo), in alto nella parete di fondo della chiesa, da dove, come un tempo, appariva maestoso e solenne ai fedeli, quasi a ricordare a tutti l’invito del Papa Giovanni XXIII: - “Sia la Croce la sorgente della vostra forza e il segreto della vostra pace” - .Padre Casimiro da Roma, nelle sue “Memorie Istoriche delle Chiese e dei Conventi dei Frati Minori della Provincia Romana” – Roma, 1754 (opera postuma), ricorda, infatti, che – “La detta Chiesa di Sant’Agata è posta non molto lungi dalla città, a man dritta della strada per cui si passa a Napoli. Nell’altare maggiore si venera una immagine di legno del nostro Redentor Crocifisso, lavorata dal divoto Fr. Vincenzo da Bassiano e poscia intagliata nel rame” -.Don Ernesto Tentori, in un’apposita teca posta nel legno sotto i piedi del Crocifisso, il 1° settembre 1969 inserì la Reliquia della Santa Croce, dono del Vescovo protempore Mons. Costantino Caminada, a ricordo del 3° centenario della scultura del Crocifisso (1669-1969).Intanto, nel 1950, era stato possibile ricostruire in marmo l’altare del Crocifisso nell’antica Cappella laterale  della chiesa dove il Simulacro, ripulito dal restauratore Andrea Lunghi, fu ricollocato il 21 settembre 1975, quando era parroco Don Antonio Tamburini (1970-1983).

La Cappella del SS. Crocifisso

crocifisso dopo ricostruzione chiesaIl desiderio di Don Luigi Romanò, appena eletto parroco, fu quello di collocare il Venerato Simulacro del SS. Crocifisso in degna Cappella ed altare nella chiesa di Sant’Agata ricostruita sulle macerie dell’antica chiesa distrutta dai bombardamenti.Tanto si adoperò che il suo desiderio si realizzò nel 1950, quando, quasi a ricordo ed omaggio dell’Anno Santo, l’altare al Crocifisso fu eretto sul disegno dell’Ing. Vianello.Non mancarono sacrifici e difficoltà... Alla spesa concorsero la Casa Divina Provvidenza ed alcuni buoni fedeli della parrocchia, ma si ritiene che, per l’interessamento di Mons. Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI), vi abbia concorso anche il Papa Pio XII.Si tratta di un altare di marmo, semplice ed intonato alla chiesa, di bell’effetto nello splendore dei suoi marmi policromi.

Per il Crocifisso fu realizzata l’apposita nicchia, la vetrina della quale fu successivamente posta a spese di buoni benefattori della parrocchia.
La consacrazione fu fatta dal Vescovo di Ferentino Mons. Tommaso Leonetti l’11 settembre 1950.


Cerimonie religiose per l’Esaltazione della Santa Croce

La festa del SS. Crocifisso si celebra il 14 settembre di ogni anno in occasione della festività dell’Esaltazione della Santa Croce. Essa è preceduta da un Triduo di predicazioni e preghiere.Di solito, a predicare, viene chiamato un predicatore esterno alla parrocchia, Sacerdote regolare o secolare di altra parrocchia o di altra città, ma nel passato piuttosto recente non sono mancati tentativi di far portare dai laici le proprie esperienze di vita cristiana personali o di comunità vissute alla luce della Fede.
Il giorno della festa, in chiesa si osserva l’orario festivo delle liturgie. Si susseguono numerose le Messe, fra cui quella solenne celebrata dall’Ordinario diocesano o da un suo Vicario o Delegato.Le cerimonie liturgiche si chiudono con la benedizione impartita con la Reliquia del Sacro legno della Croce. L’autentica della Reliquia è conservata nell’incavo del dorso del Crocifisso. La teca con la Reliquia della S. Croce fu donata alla parrocchia di Sant’Agata dal Vescovo di Ferentino Mons. Costantino Caminada nel 1969, a ricordo del 3° centenario della scultura del Crocifisso.