Cecilia vergine e martire

Il canto innamorato

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Tra i martiri dei primi secoli cristiani, sono particolarmente affascinanti (e sono state molto amate dai credenti) le figure di alcune ragazze (Agnese, Agata, Lucia, Cecilia) che hanno dato la vita per restare fedeli a Gesù, come si resta fedeli a uno Sposo intensamente amato. Il martirio di santa Cecilia risale agli anni 304-305 d.C. Il racconto della sua "passione" narra che Cecilia, la notte precedente le sue nozze (quando aveva 14-15 anni), svelò al promesso sposo Valeriano di essere cristiana e lo indusse a convertirsi e a rispettare la sua consacrazione. Il prefetto Almachio ordinò allora di imprigionare i due giovani sposi e tentò di far apostatare la ragazza con molte lusinghe e minacce. Ma ella resistette coraggiosamente. Condannata a bruciare nel calidarium della sua stessa casa, sopravvisse miracolosamente al tormento. E i suoi aguzzini dovettero decapitarla. Nel racconto che ci è stato tramandato, si dice che Cecilia s'era confidata al suo promesso sposo «cantantibus organis» («al suono degli strumenti musicali»), cioè nel corso delle feste nuziali, mentre ella «nel suo cuore cantava soltanto per il Signore». Nel Medioevo la frase venne interpretata nel senso di una particolare passione della ragazza per la musica, perciò fu raffigurata con cetre e clavicembali e invocata come patrona dei musicisti e dei poeti. Qualcuno ha voluto trovare al suo nome un'etimologia piuttosto forzata, ma ugualmente dolce: «coeli lilia» (gigli del cielo), a ricordare la corona di gigli che le sarebbe stata portata in dono da un angelo.

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