Egidio, abate

Simbolo e prefigurazione

Come Abramo e Mosè, Giosuè è soprattutto un simbolo, l'eroe che avrebbe conquistato la terra promessa. In realtà la conquista d'Israele durò un paio di secoli e spesso fu solo una lenta infiltrazione tra le tribù cananee. Alla Bibbia come alla tradizione cristiana interessa l'elemento simbolico del personaggio. Il giovane Giosuè fa il suo tirocinio al servizio di Mosè. Accumula esperienza e conoscenza, diventa un uomo pieno dello spirito di saggezza. Per questa sua sapienza e docilità merita di diventare il successore di Mosè, che guiderà il popolo nell'ingresso nella terra promessa. Il passaggio del Giordano più che un'azione bellica è una processione liturgica da lui guidata. Al centro dell'evento vi è l'arca trasportata dai sacerdoti. Non appena essi toccano l'acqua, questa si divide per lasciar passare il popolo all'asciutto. Anche la conquista di Gerico viene presentata come un'azione liturgica di cui sono protagonisti i sacerdoti. Per sei giorni essi aprono il corteo intorno alle mura della città. Il settimo giorno compiono il giro per ben 7 volte, e al termine dell'ultimo, al suono delle trombe, le mura crollano. I due episodi sono accomunati da una premessa teologica: la conquista della terra è un dono di Dio, Giosuè ne è lo strumento. Proprio questo elemento simbolico venne valorizzato dai padri della Chiesa. Giosuè è figura di Cristo di cui porta il nome. Il passaggio del Giordano è anticipazione del battesimo di Gesù che introduce nella alleanza definitiva che ha per protagonista il Figlio, l'amato in cui Dio ha posto il suo compiacimento. La divisione del territorio, infine, è l'immagine della diffusione della Chiesa nel mondo. © avvenire.it

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