Margherita Ward

Il monaco pastore

Disse di lui Indro Montanelli: «Non credo in Dio, ma ai santi sì. Perché i santi li ho incontrati. Uno di questi era Schuster. Durante la mia detenzione a San Vittore, temendo di finire in un lager nazista, tramite un emissario mi rivolsi a lui. Non ne seppi più nulla. Solo di recente ho appreso che gli devo la vita. Questo era Schuster». Nato a Roma nel 1880, entrò nell'abbazia di San Paolo fuori le Mura dove fu affascinato dalla figura del beato Placido Riccardi, che gli trasmise una visione fortemente ascetica del monachesimo. Ordinato sacerdote nel 1904, rivestì presto le cariche più importanti del monastero fino a essere nominato abate nel 1918. Uomo dell'ascesi, fu un appassionato cultore di studi monastici a carattere storico e liturgico. Nel 1929 Pio XI lo nominò arcivescovo di Milano e lo consacrò nella Cappella sistina. Il Papa aveva visto in lui il modello del vescovo forte che intendeva diffondere nell'episcopato italiano. Fedele a questo mandato, Schuster rappresentò per 25 anni un riferimento pastorale importante nella più grande diocesi italiana. Fu molto vicino all'Azione cattolica, favorendo la crescita di un laicato forte e attivo. Parimenti prestò particolare attenzione al clero, esigendo obbedienza ma anche facendo sentire la sua paternità. Soprattutto nel primo decennio del suo episcopato guardò con occhi di simpatia al fascismo, da cui prese le distanze dopo le leggi razziali e l'avvicinamento alla Germania hitleriana. Durante la guerra rivelò il suo grande cuore costringendo quasi i suoi preti e i fedeli più sensibili a un immane sforzo a favore dei bisognosi. Il monaco prestato a Milano morì nel 1954.

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