Nostra Signora della Brunja

La protettrice di Matera è così chiamata per via di (molto probabilmente) una reminiscenza longobarda: «brunja» era il nome della corazza dei cavalieri nordici. Insomma, un nome che evoca protezione. Pare che Matera sia stata evangelizzata direttamente da s. Pietro. Vi costruirono monasteri i monaci brasiliani greci e, nel Medioevo, i benedettini, che a Matera arrivarono ad avere ben sette monasteri. L’immagine della Vergine in questione risale forse al XIV secolo e stava su una parete della cattedrale. Nell’ultima parte del secolo XVI venne collocata sull’altare. Si dice che agli inizi di quel secolo il signore di Matera abbia voluto per la sua città una celebrazione simile a quella che aveva visto fare in onore della omonima Madonna che sta nella chiesa del Carmine a Napoli. Il giorno della Visitazione (di Maria a s. Elisabetta) una variopinta processione in costume d’epoca segue un’immagine della Madonna per le vie della città. C’è anche un carro allegorico, la cui conformazione varia ogni anno. Alla fine, il carro viene «assalito» e distrutto. I pezzi, un tempo venivano sepolti nei campi per assicurarne la fertilità. Sembra che il fatto ricordi un attacco di saraceni e l’intervento dei pastori locali. © Il Giornale

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