Antonia Mesina

Sarda, nacque nel 1919 vicino a Orgosolo in una famiglia con undici figli. I suoi erano poveri e lei conobbe il lavoro fin da subito, in casa e nei campi. La sua storia è simile a quella di s. Maria Goretti: una vita breve, sfortunata e finita nel peggior modo. Di quelle che ti fanno chiedere se un Dio esista o meno. La Mesina faceva la comunione tutte le domeniche ed era iscritta all’Azione Cattolica. Aveva sedici anni ed era bella quando successe. Era nel bosco e raccoglieva legna insieme all’amica Annetta. Un giovanotto, Giovanni Ignazio Catgiu, particolarmente infoiato la aggredì alle spalle, cercando di usarle violenza. Le ragazze, più povere sono e meno dovrebbero far storie, secondo la testa di alcuni. Ma la Tonia osò resistere. La cosa degenerò e l’amica corse via a cercare aiuto. Che arrivò troppo tardi. Tonia era a terra, morta. Massacrata a colpi di pietra. Sul suo corpo si contarono sessantaquattro ferite. Il Catgiu, immediatamente arrestato, cercò di confondere le acque protestandosi innocente. Ma non aveva nemmeno un alibi. Due giorni dopo crollò e confessò tutto. Venne condannato a morte, anche se la sentenza, per via delle tergiversazioni legali, fu eseguita solo nel 1937. Morì confessato e comunicato. © www.rinocamilleri.com

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