Macedonio

Anacoreta siriano del V secolo, si ritirò tra le montagne di Antiochia a condurvi vita eremitica. Dormiva nelle grotte o dove capitava e mangiava solo semi di orzo ammollati nell’acqua. Lo chiamavano infatti «il mangiatore d’orzo». Non aveva alcuna istruzione, solo il desiderio di Dio. Un giorno un cacciatore gli chiese cosa facesse tutto solo da quelle parti. Rispose che, come il cacciatore andava dietro alle bestie, così lui inseguiva Dio. Una donna che non poteva avere figli gli si rivolse; l’eremita le promise un figlio ma anche che quel figlio sarebbe stato di Dio. Infatti, quello che nacque fu un vescovo, s. Teodoreto, il cui nome significa «donato da Dio». Fu quest’ultimo a mettere per iscritto la vita di s. Macedonio, che divenne il suo maestro. Il santo anacoreta morì verso il 430 a quasi cent’anni d’età e tutto il popolo di Antiochia, nobili e plebei, prese parte alle sue esequie. Molti si disputarono l’onore di reggerne il feretro, che fu portato in città e sepolto nella chiesa dei Martiri. La madre di Teodoreto aveva supplicato ogni sant’uomo della regione ma solo Macedonio le aveva promesso l’esaudimento. Il che avvenne tre anni dopo. Mentre era incinta si ammalò e solo l’acqua benedetta da Macedonio la guarì.
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