Giovanni Calibita

Fu detto «calibita» per via del termine greco che designava la capanna nella quale viveva. Era di Costantinopoli e aveva sui dodici anni quando incontrò un monaco di Acemeta. Preso da un fortissimo desiderio di seguirlo, scappò di casa. Giunto al monastero, tanto pianse che l’abate decise di accoglierlo. Ma qualche anno dopo ebbe nostalgia della casa paterna. Non riuscendo a liberarsi da quella che considerava una tentazione, si incamminò per Costantinopoli. Per strada incontrò un mendicante, con il quale scambiò i suoi abiti. Giunto a casa, non si fece riconoscere ma chiese di poter dormire vicino alla porta. I suoi, buoni cristiani, acconsentirono e ogni tanto gli mandavano qualcosa da mangiare. Giovanni teneva per sé lo stretto necessario e dava il resto agli altri mendicanti. Trascorsero così tre anni, senza che i suoi genitori riconoscessero nel miserabile a cui avevano accordato una capannuccia accanto alla loro grande casa il loro figlio perduto. Quando, stremato dagli stenti, Giovanni sentì avvicinarsi la sua ora, chiamò la madre e le chiese di essere sepolto nella capanna in cui aveva vissuto. Poi le consegnò il ricco evangeliario che lei stessa gli aveva donato tanti anni prima. Fu così che lo riconobbero.
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