Ireneo di Sirmio

Agli inizi del IV secolo Ireneo era stato eletto vescovo di Sirmio in Pannonia. Secondo le regole della Chiesa, aveva lasciato la moglie e i figli ancora piccoli. Ma vennero gli editti persecutori di Diocleziano e il governatore Probo lo fece arrestare. Probo non era un sanguinario e non voleva la testa del vescovo, ma nemmeno voleva grane con l’imperatore. Così, si mise di buona lena a cercare di convincere Ireneo a compiere il prescritto sacrificio agli dèi di Roma. Pensava che, se fosse riuscito col vescovo, avrebbe avuto la via spianata con tutti gli altri cristiani e sarebbe potuto tornare ai suoi affari. Ma Ireneo si rivelò un osso duro e non ci fu modo di convincerlo. Probo allora lo fece torturare per ridurlo a più miti consigli. Macché. Ireneo fu quindi gettato in carcere a riflettere. Rifletté anche il magistrato e provò con il vecchio sistema della deprivazione del sonno. Ireneo venne prelevato e trascinato alla presenza di Probo, che lo interrogò ancora. Ma di nuovo ottenne un rifiuto. Allora lo fece battere con le verghe, questa volta in presenza dei suoi familiari. Mentre sua moglie e i suoi bambini assistevano in lacrime, Ireneo venne quasi pregato di cedere. Niente da fare. A quel punto fu decapitato.
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