Martiri di Alessandria

Nell’anno 389 il vescovo di Alessandria, Teofilo, ottenne dall’imperatore Teodosio l’autorizzazione a trasformare un vecchio tempio pagano in chiesa. Ma la città, capitale culturale dell’impero, era divisa dalle tre religioni, cristiana, pagana e ebraica. Come sempre accade, la «multiculturalità» non è altro che la giustapposizione di ghetti che basta poco per scatenare. In quella circostanza i pagani insorsero e provocarono tumulti di piazza. Ogni cristiano incontrato veniva ucciso senz’altro. I cristiani mandarono messaggeri alla capitale e i pagani, per paura della repressione imperiale, si asserragliarono nel famoso Serapeion, il gruppo di edifici che sulla collina Rhakotis costituivano il tempio di Serapide. Questo tempio era il più celebre del IV secolo ed era una vera e propria roccaforte. Da qui, specialmente nottetempo, i pagani più facinorosi organizzavano spedizioni punitive, e altri cristiani ne facevano le spese. Alcuni disgraziati venivano catturati e portati nel Serapeion per essere torturati. Nessuno ne usciva vivo. È uno dei tanti esempi di quella "tolleranza" del politeismo che alcuni intellò odierni sbandierano. Quando finalmente arrivarono le truppe imperiali il Serapeion fu raso al suolo. © www.rinocamilleri.com

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