Klemens Hofbauer

Klemens-Hofbauer

Si chiamava Johann ed era nato a Tassawitz, in Moravia, nel 1751. Era il nono dei dodici figli di un macellaio. Rimasto orfano, dovette lavorare come fornaio nel convento premostratense di Bruck. L’abate lo fece studiare. Quando morì, Johann si fece eremita. Ma l’imperatore illuminista Giuseppe II vietò gli eremitaggi e Johann dovette tornare a fare il fornaio. Pellegrinò due volte a Roma. Qui si fermò a fare, di nuovo, l’eremita. Poi si recò a Vienna. Un giorno, dopo aver servito messa in cattedrale, offrì i suoi servigi a due signore che un temporale aveva bloccato in chiesa. Procurò loro una carrozza. Ne nacque un’amicizia che finanziò i suoi studi in seminario. In un terzo pellegrinaggio a Roma, Johann entrò nei redentoristi col nome di Klemens Maria. Ordinato sacerdote nel 1785, fu mandato a Varsavia, città che la soppressione dei gesuiti aveva lasciato praticamente senza clero. La politica «giuseppinista» gli vietava di predicare per le strade e lui aprì un orfanotrofio. Un giorno entrò in una taverna a chiedere la carità e uno, che stava giocando a carte, gli sputò in faccia. Si pulì e gli disse che, sì, lo sputo era per lui, ora gli desse qualcosa per i suoi bambini. Quello divenne poi uno dei suoi discepoli.

A Varsavia, grazie a lui, le vocazioni redentoriste aumentarono e sciamarono in Curlandia, Germania e Svizzera. Ma venne Napoleone e soppresse gli ordini religiosi nelle terre conquistate. Nel 1808 il santo e i suoi compagni vennero messi in carcere. Ma, poiché la gente si fermava sotto le loro finestre, vennero rimandati ai rispettivi Paesi d’origine. L’Hofbauer decise di andare a Vienna, che raggiunse dopo essere stato di nuovo arrestato. Qui ebbe il permesso di far da cappellano alle orsoline, nella cui chiesa si piazzò. Il suo confessionale, in breve tempo, divenne un punto di riferimento per ricchi e poveri (ci andava anche il principe Ludovico di Baviera). Grazie ai nuovi amici riuscì a impedire che il Congresso di Vienna creasse una chiesa nazionale tedesca indipendente dal papa. Non c’era moribondo a Vienna che non volesse lui al suo capezzale (si parla di duemila persone). Ma la politica faceva di tutto per creargli difficoltà. Accusato di essere una spia di Roma, rischiò l’espulsione. L’imperatore Francesco I lo prese sotto la sua protezione. Nel 1819 una tormenta di neve lo sorprese per strada. Si ammalò e morì.

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