Tigre

Costantinopoli, al tempo in cui era patriarca s. Giovanni Crisostomo, Tigre era prete e Europio lettore (un tempo il lettorato era uno degli ordini minori: non tutti erano abilitati a leggere le Scritture in chiesa davanti al popolo). Come sempre accadeva nell’impero bizantino, continuamente scosso da tensioni religiose, nella capitale si erano formate due fazioni, una delle quali reclamava la cacciata del severo patriarca. Questi finì in esilio per ben due volte. La seconda di queste, la sua chiesa e la camera consiliare presero fuoco e la colpa venne attribuita ai sostenitori dell’esiliato. I più stretti collaboratori del patriarca erano Tigre e Eutropio, e il governatore Optato (che era pagano: siamo nel IV secolo) non esitò a farli arrestare. Eutropio fu sottoposto a svariate sedute di tortura. Su di lui si accanirono le verghe, il bastone, gli uncini di ferro e le torce. Il poveretto morì sotto i tormenti. Poi fu la volta di Tigre. Questo venne stirato in tutte le direzioni, fino a quando ne ebbe le membra slogate. Ma sopravvisse. Gli fu chiesto allora di riconoscere Arsacio, che aveva preso il posto del patriarca esiliato. Tigre si rifiutò e fu mandato anche lui in esilio, in Mesopotamia. Qui morì verso il 404.
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