Sahdost & C.

Il re persiano Shappur II scatenò nel 341 una violenta persecuzione contro i cristiani del suo regno. Ne fece le spese anche Simeone Barsabea, vescovo di Seleucia-Ctesifonte. Sahdost era un suo diacono e lo aveva rappresentato al Concilio di Nicea nel 325. Quando Simeone fu ucciso, Sahdost ne prese il posto ma fu costretto a nascondersi. Una notte sognò Simeone che, in cima a una scala, lo invitava a salire. La scala terminava nel Paradiso e Sahdost comprese che presto anche lui avrebbe fatto la stessa fine del suo vescovo. Infatti, nel 342 il re Shappur II in persona giunse in città e vi fece rastrellare tutti i cristiani. Quantunque in clandestinità, Sahdost fu scoperto e arrestato insieme ad altri 127 esponenti del clero, compreso un certo numero di monache. Il gruppo fu tenuto in carcere per cinque mesi e continuamente sottoposto a torture affinché si decidesse a passare al culto solare di Ahura Mazda. Poiché unanimemente rifiutavano, vennero condotti fuori città incatenati a due a due. Qui furono tutti uccisi. Sahdost, invece, dovette seguire il re fino a Bait-Lapat. Poiché era il vescovo, sarebbe stato un bel colpo riuscire a convincere lui. Ma non ci fu nulla da fare e Sahdost venne decapitato.

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