Pamfilo & C.

Era un fenicio di Berito, che donò tutti i propri averi ai poveri e si fece prete a Cesarea di Palestina. Nel 307 il governatore Urbano lo fece imprigionare come cristiano, dopo averlo torturato con ganci di ferro. In cella trovò altri cristiani, tra cui Valente, diacono di Aelia Capitolina (il nuovo nome che i romani avevano dato a Gerusalemme), e Paolo di Jabne, che era stato torturato con ferri roventi. Dopo due anni furono arrestati dal nuovo governatore, Firmiliano, cinque cristiani egiziani di ritorno dalle miniere della Cilicia. Questi vennero uniti a quelli già in carcere e portati al cospetto del magistrato. Furono tutti decapitati. All’esecuzione aveva assistito il giovane Porfirio, già al servizio di Pamfilo. Costui chiese di poter seppellire le salme ma ciò gli costò la tortura e il rogo a fuoco lento. A quel punto comparve Seleuco, che era stato amico di Pamfilo. Aveva un passato di ufficiale nell’esercito, che aveva lasciato quando, scoperto cristiano, era stato flagellato. Questo giovanotto altissimo e atletico si era avvicinato al martire per baciarlo ed era stato decapitato pure lui. Lo stesso aveva fatto il vecchio Teodulo, che però fu crocifisso. Infine, Giuliano, decapitato per aver baciato i corpi.
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