Pietro Igneo Aldobrandini

Nell’XI secolo i cittadini di Firenze si ritrovarono con un vescovo che consideravano simoniaco, Pietro di Pavia. Poiché non permettevano a costui di prendere possesso della cattedra, si concesse loro di ricorrere a un’antica ordalia, la prova del fuoco. I fiorentini, non avendo un candidato, chiesero ai monaci della vicina Vallombrosa e questi fornirono un volontario, uno di loro, Pietro Aldobrandini. Sulla pubblica piazza vennero approntati due muri di legna accatastata, lunghi tre metri, alti uno e distanti tra loro una sessantina di centimetri. Si diede fuoco al tutto e, quando le fiamme furono alte, l’Aldobrandini, crocifisso in mano, passò nel mezzo. Giunto dall’altra parte assolutamente indenne, si dichiarò disposto a rifare il cammino all’inverso ma il popolo non volle altro e lo acclamò vescovo. Da qui il soprannome «igneo», cioè «del fuoco». Non sappiamo se anche Pietro di Pavia dovette sottostare a quel «giudizio di Dio» ma è un fatto che il vescovado andò al monaco vallombrosano. Per il resto, secondo la tradizione, Pietro Igneo fu poi chiamato a Roma dal papa s. Gregorio VII, il quale lo fece cardinale di Albano e lo inviò come legato pontificio prima in Francia e poi in Germania. Il Nostro morì nel 1089.
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