Ogasawara Genya & C.

Delle tre figlie del martire Diego Hayato, ucciso nel 1619, due erano al servizio di Hosokawa Tadatoshi, daimyo di Nakatsu. La terza aveva sposato il cristiano Ogasawara Genya, per questo il daimyo aveva chiuso un occhio sulla loro fede. Ma Genya, la moglie Miya, i nove figli e i loro quattro servitori, tutti cristiani, finirono praticamente in miseria. Nel 1632 il daimyo fu promosso signore di Kumamoto. Poiché Genya era un suo amico di infanzia, mandò a chiamare lui e la sua famiglia perché aveva bisogno di circondarsi di gente fidata. Ma dovevano rinunciare al cristianesimo, calpestando ritualmente le «fumie» (immagini sacre cristiane): un gesto solo formale, che tuttavia la casa di Genya rifiutò di compiere, preferendo la vita di povertà che conduceva. Ma nel 1636 qualcuno li denunciò al governatore di Nagasaki per intascare la cospicua taglia che pendeva sulla testa dei cristiani giapponesi. Il governatore se la prese con Tadatoshi, nella cui giurisdizione si trovavano i denunciati. Questi, di fronte alla prospettiva di un’accusa di fronte allo shogun (che avrebbe implicato il seppuku, cioè il suicidio imposto), a malincuore condannò a morte Genya e i suoi, in tutto quindici persone, facendoli decapitare.

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