Tito

titoNella lettera a lui indirizzata, s. Paolo lo chiama «mio vero figlio nella fede comune» (Tt 1,4). Questo discepolo di s. Paolo compare nella lettera ai Galati mentre accompagna il suo maestro a Gerusalemme, dove si svolgerà il primo concilio cristiano della storia. Qui verrà risolto il problema: i cristiani non ebrei devono circoncidersi? Il concilio, su suggerimento di Paolo, decide per il no (e noi siamo grati agli Apostoli di averci risparmiato la mutilazione a cui ebrei osservanti e musulmani devono sottoporsi ancora oggi). Paolo, del resto, aveva già agito così proprio con Tito, che era greco. Tito viene poi mandato a Corinto per organizzare una colletta tra cristiani a favore dei confratelli più poveri della Macedonia. Paolo conferma la sua missione nella seconda lettera ai Corinti («Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi»). Troviamo ancora Tito sollecitato da Paolo a recarsi a Nicopoli e attenderlo, dal momento che l’Apostolo intende trascorrere l’inverno là (Tt 3,12). Sappiamo che in seguito verrà inviato in Dalmazia. Ne fa fede la seconda lettera paolina a Timoteo (2 Tm 4,10). Tito si stabilisce infine (pare) a Efeso. Probabilmente termina i suoi giorni a Creta come primo vescovo dell’isola.

© www.rinocamilleri.com

Stampa Email