Babila

Per i milanesi la centralissima chiesa di San Babila, nella piazza omonima, è un’istituzione (negli anni di piombo chi frequentava quella piazza aveva un’etichetta politica, come tutti in quel tempo: «sanbabilini»). Il santo a cui la chiesa è intitolata morì verso il 250. Era stato successore di Zebino come vescovo di Antiochia attorno al 240. Il suo gesto più clamoroso fu il rifiuto di far entrare in chiesa nel giorno di Pasqua l’imperatore Filippo l’Arabo (che era cristiano: il primo imperatore cristiano di fede - anche se non di fatti - fu lui). Filippo era infatti responsabile dell’omicidio del suo predecessore, Gordiano, e Babila esigeva da lui una penitenza adeguata. Filippo fu scalzato a sua volta nel 249. Gli subentrò Decio, il quale intese rimettere in auge la religione statale (pagana) e cominciò a perseguitare i cristiani, a partire dai loro capi. Ne fece le spese anche Babila, che morì in carcere. Secondo un’altra fonte fu invece decapitato insieme a tre ragazzi che aveva personalmente educato: Urbano, Prilidiano ed Epolonio (infatti il santo viene spesso raffigurato con attorno tre fanciulli). Il suo corpo, veneratissimo, fu sepolto ad Antiochia. Dopo una breve traslazione a Dafni, venne infine riportato indietro.
© www.rinocammilleri.com

Stampa Email