Zosimo e Rufo

La persecuzione di Traiano fu tesa soprattutto a decapitare la Chiesa. Per questo motivo fu arrestato s. Ignazio vescovo di Antiochia (forse pontefice designato, essendo la sede vacante) e tradotto a Roma al cospetto dell’imperatore, il quale si scomodò per giudicarlo personalmente (da qui l’ipotesi che il vescovo di Antiochia avesse un’importanza speciale). Il santo era scortatissimo come si addice a un personaggio di rilievo e, data la sua tarda età, trattato con riguardo. Durante il lungo viaggio verso Roma, avendo fatto sosta a Filippi, Ignazio ricevette la visita di Zosimo e Rufo, due laici che il santo incaricò di scrivere ai cristiani di Antiochia. Alla lettera rispose s. Policarpo, vescovo di Smirne: a lui Ignazio aveva affidato la sua città in sua assenza. Ignazio era stato informato che alcuni cristiani altolocati di Roma intendevano muoversi per cercare di salvargli la vita. Scrisse loro di lasciar perdere, dal momento che lui era già molto vecchio: non valeva la pena di allungare di poco la sua esistenza. Zosimo e Rufo seguirono il santo vescovo fino a Roma, non sappiamo se volontariamente o costretti. I tre, comunque, vennero condannati a morte e dati in pasto alle belve nel Colosseo verso l’anno 107.

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