Agnese Takeda

Dopo la grande battaglia di Sekigahara del 1600, in Giappone, il clan dei Tokugawa prese il potere e inferse un ulteriore giro di vite alla persecuzione contro i cristiani. Il 9 dicembre 1603 la battezzata Agnese Takeda assistette alla decapitazione di suo marito, ucciso perché cristiano. La donna ne raccolse la testa e se la strinse amorosamente al petto. Le cronache dicono che, a quella vista, non solo la folla, ma perfino i decapitatori si commossero. La separazione della coppia fu breve perché Agnese fu martirizzata poco dopo, lo stesso giorno. La persecuzione non cessò mai, facendosi in certi periodi se possibile più spietata. Le donne diedero un esempio splendido. Nel 1619 Tecla Hashimoto, che aspettava il suo quarto figlio, venne legata a una croce assieme alle altre figlie, di cui una aveva solo tre anni, e tutte furono bruciate vive. Mentre le fiamme si alzavano attorno a loro, la sua figlia tredicenne le gridò di non riuscire a vedere più nulla. La madre le rispose di non temere, perché fra non molto avrebbe visto tutto con chiarezza. Il cristianesimo in Giappone ottenne libertà di culto solo alla fine del XIX secolo.

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