Crispina

crispinaCi sono stati tramandati, sia pur per vie traverse, gli atti del processo alla matrona cristiana Crispina, originaria di Tagora in Numidia. Il suo martirio avvenne a Teveste e fu giustiziata dopo un lungo interrogatorio. Era una ricca patrizia, descritta come molto fine, delicata ed elegante. Ciò non impedì che venisse sbattuta in carcere e poi condotta, con le mani legate, davanti al proconsole Anulino. Il suo processo destò parecchio scalpore, tanto che s. Agostino nei suoi sermoni si riferisce al di lei caso come piuttosto noto. La santa è stata raffigurata anche in mosaici a Ravenna. Il magistrato le chiese come mai si rifiutava di obbedire agli editti di Diocleziano. Lei gli rispose che, se i suoi dèi avessero parlato, avrebbe creduto loro. Anulino la minacciò ripetutamente, poi, giacché quella non si muoveva dalla sua posizione, ordinò di tagliarle la fluente chioma per umiliarla. Così, rapata come una collaborazionista, ricomparve in tribunale. Ma la «lezione» non le servì affatto e il proconsole decretò senz’altro la pena di morte. Crispina venne dunque decapitata. Correva l’anno 304. Sulla sua tomba a Teveste (città in seguito chiamata Tebessa), all’inizio del V secolo, fu costruita una basilica.

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