Giovanni Hara Mondo & C.

Suo padre era un samurai che nella grande battaglia di Sekigahara aveva militato contro il vincitore e perciò aveva dovuto suicidarsi. Giovanni, battezzato nel 1600, fu capo delle guardie del corpo del potente daimyo Tokugawa Iemitsu. Ma nel 1612 la recrudescenza delle persecuzioni contro i cristiani gli fece perdere il posto. Scappò ma fu preso. Gli tagliarono i tendini delle gambe e le dita delle mani, poi lo marchiarono a fuoco con una croce in fronte. Lo trovarono, anni dopo, un paio di missionari nel lazzaretto di Tokyo: pur monco, accudiva i lebbrosi come poteva. Nel 1623 (traggo le notizie da un opuscolo sui martiri giapponesi edito nel 2008 dal Centro saveriano di animazione missionaria di Brescia) un delatore intascò la taglia promessa dal governo e denunciò i missionari. Il lazzaretto venne circondato dalle guardie e tutti i cristiani ivi presenti furono arrestati. Erano una cinquantina, compresi Hara Mondo e i missionari. In quell’anno era salito al potere come shogun proprio Iemitsu e molti daimyo erano riuniti per festeggiarlo. Il nuovo shogun volle dare un clamoroso esempio e condannò a morte tutti i cristiani catturati. Legati ai pali, in pubblico, i cinquanta furono arsi a fuoco lento.
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