Anfilochio

Era cugino di s. Gregorio Nazianzeno e amico di s. Basilio il Grande. Nato verso il 339 in Cappadocia, Anfilochio era un maestro di retorica a Costantinopoli quando un rovescio finanziario lo convinse a trasferirsi in campagna col vecchio padre. Si stabilì vicino a Nazianzo, dove visse dei proventi del suo orto. Nel 374 fu acclamato vescovo di Iconio su proposta, pare, di s. Basilio. Pur riluttante, Anfilochio accettò e, come vescovo, si ritrovò tra le mani la patata bollente di un’eresia che negava la divinità dello Spirito Santo. Dovette indire un sinodo a Iconio per farvi fronte e presenziare al concilio di Costantinopoli che nel 381 condannò l’eresia in questione. Ma c’era in ballo anche la spinosa questione degli ariani, che erano numerosi e potenti (gli ariani erano politici consumati e, quantunque non si occupassero di beneficenza, erano abilissimi ad allargare la loro fazione). Anfilochio convinse l’imperatore Teodosio I a vietare le grandi riunioni assembleari del partito ariano. Poi si volse contro una terza eresia, quella dei messaliani, un setta di estatici i quali sostenevano essere la preghiera l’unica essenza del cristianesimo. Anfilochio ne ottenne la condanna al sinodo di Sida in Panfilila. Morì nel 400.

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