Saisho Shichiemon

Nel territorio di Kagoshima, in Giappone, esisteva una piccola missione cristiana con una chiesa dedicata a s. Domenico. Nel 1606 si presentò un samurai, Saisho Shichiemon, chiedendo il battesimo. Aveva circa quarant’anni ed era originario di Miyakonojo, ma era al servizio del daimyo di Sendai. Aveva sentito parlare di Cristo da un amico ed era ben consapevole del fatto che il cristianesimo era stato ufficialmente bandito. Allo spagnolo p. Morales non rimase che battezzarlo. Subito dopo il samurai portò suo figlio Atsuyoshi, che ricevette il battesimo col nome di Michele. Il padre, battezzato come Leo, nel 1608 portò al battesimo altri quattro samurai, ma il daimyo, appena lo seppe, decise di lasciar perdere la tolleranza con cui aveva agito fino a quel momento. Il cristianesimo era proibito in special modo ai samurai. Così, Leo Shichiemon venne condannato a morte. Per giorni gli amici e i parenti lo scongiurarono di cambiare idea e calpestare pubblicamente le «fumie» (immagini di Cristo e della Madonna). Ma l’uomo non ne volle sapere. La mattina all’alba uscì di casa; aveva deposto le due spade e, rosario in mano, si era messo nel petto un’immagine di Cristo. A quelli che erano venuti a giustiziarlo porse il collo.
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