Gasparre Nishi

Questo martire giapponese era padre di un altro martire, Tommaso. Nato nell’isola di Ikitsuki nel 1556, era figlio di un magistrato cristiano. Gasparre sposò una vedova cristiana, Ursula, che aveva già un figlio. Dal matrimonio ne nacquero altri quattro, tra cui il martire Tommaso, domenicano, e il prete Giovanni. Il primo figlio di Ursula divenne gesuita. La persecuzione del 1599 convinse suo fratello Geronimo, che era il responsabile governativo dell’isola, a scappare a Nagasaki, grande città dove era più facile far perdere le proprie tracce. Il funzionario incaricato di sostituirlo cacciò Gasparre dall’impiego pubblico e confiscò i suoi beni. Il daimyo locale, Matsuura, era ferocemente anticristiano e aveva incaricato della caccia un magistrato il cui figlio aveva sposato Maria, figlia di Gasparre. La pressione sulla giovane fu tale che, dopo due anni, questa decise di lasciare il marito per tornare da suo padre. A quel punto l’ex suocero denunciò Gasparre come cristiano e battezzatore. Condannato a morte, il Nishi chiese di essere crocifisso ma non gli fu concesso. Ottenne tuttavia di poter morire per mano del suo migliore amico, il quale, secondo la tradizione nipponica, lo decapitò senza farlo soffrire troppo.
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