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Claudio, Nicostrato, Simproniano, Castorio e Simplicio

Diocleziano, dopo la sua abdicazione, si fece costruire una grandiosa villa a Salona (Diocleziano era illirico). Andò dunque in visita alle cave di marmo di Sirmio, di proprietà del fisco imperiale, dove lavoravano i cristiani detti «confessori metallici», cioè condannati «ad metalla», alle miniere. Qui c’erano cinque cristiani pannonici: Claudio, Nicostrato, Simproniano, Castorio e Simplicio. Erano abili scultori e Diocleziano commissionò loro alcuni lavori per il suo nuovo edificio. I cinque eseguirono diverse statue, tra cui un’imponente raffigurazione del Sole su un cocchio tirato da quattro superbi cavalli. Soddisfatto delle opere, l’ex imperatore chiese loro di fare anche una statua del dio Esculapio, da collocare in un tempio apposito. Ma qui non si trattava più di abbellimenti e decorazioni, bensì di un idolo pagano, perciò i cinque si rifiutarono di proseguire. Diocleziano stesso sedette in giudizio per condannarli a morte come cristiani ostinati. I cinque martiri furono, dunque, messi in casse piombate che vennero sigillate e gettate nel fiume. L’anno era il 305. I cinque erano stati convertiti al cristianesimo, durante la pena, dal vescovo Cirillo di Antiochia, loro compagno di prigionia. Che morì crepacuore.
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