Commemorazione dei defunti

Pregare per i defunti significa credere nel Purgatorio, che non è affatto un’invenzione medievale della Chiesa per far tornare i conti, bensì una credenza che risale all’Antico Testamento. I nostri morti possono ricambiare, intercedendo per noi. Noi possiamo ridurre la loro attesa della beatitudine piena pregando, appunto, o, meglio, facendo dire delle messe. Per questo, nei secoli, molti hanno lasciato somme di denaro o beni il cui frutto servisse a far dire messe per la loro anima. Da qui l’accumularsi di patrimoni ecclesiastici o monastici che Napoleone prima e i Piemontesi dopo hanno scippato a mano armata. Avranno poi fatto i conti con i loro antenati quando li hanno raggiunti. Ma oggi, almeno oggi, sarà il caso di riflettere sulla Morte, uno di quei «novissimi» di cui le omelie non parlano più, preferendo occuparsi di problemi «concreti» (la fame nel mondo e via buonizzando). Pensiamo, oggi, a quelli che si tolgono la vita o se la fanno togliere perché la sua «qualità» non aggrada più loro. Chi ragiona così è un ateo. O un illuso, che pensa che peggio di come sta non potrebbe stare. Certo, a volte la disperazione fa sragionare. Ma gli altri, che la ragione non hanno ancora perso, dovrebbero avvisarlo.
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