Apollinare

I francesi chiamano questo santo Aplonay. Nel V secolo, gli abitanti di Vienne acclamarono vescovo Esichio. Questi era sposato e aveva tre figli, Apollinare e Avito (tutti e due furono poi venerati come santi) e una femmina. Secondo la consuetudine del tempo, si separò dalla moglie - col consenso di lei - e assunse la carica. I figli li affidò a s. Mamerto perché li educasse. Apollinare venne poi consacrato vescovo di Valence. Da vescovo denunciò lo scandaloso matrimonio di un potente, che aveva sposato una congiunta. Ciò gli costò l’esilio in Sardegna, anche se la gente già lo considerava un santo. Lo sapeva anche il re: infatti, ammalatosi seriamente, si fece portare il mantello di Apollinare e se ne ricoprì, ottenendo immediata guarigione. Fu così che Apollinare poté fare ritorno nella sua diocesi. Abbiamo di lui alcune lettere al fratello Avito. In una di queste si rimprovera di non aver ricordato nella messa l’anniversario della morte della loro sorella. In un’altra si augura che il giorno della consacrazione di una chiesa non divenga occasione di baldorie cittadine. Presago della morte, si recò ad Arles in visita a s. Cesario. Morì verso il 520. Le sue reliquie furono poi bruciate dai calvinisti ugonotti.
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