Gennaro

Il patrono principale di Napoli (che ne ha una cinquantina) viene ricordato oggi e nella prima domenica di maggio. Il suo sangue, com’è noto, «squaglia». Durante la persecuzione di Diocleziano, Gennaro (Ianuarius), vescovo di Benevento, si portò a Pozzuoli con il diacono Festo e il lettore Desiderio. Il diacono Sossio andò in segreto a fargli visita, ma fu arrestato per la strada e gettato in carcere dal magistrato Dragonzio. Gennaro, Festo e Desiderio cercarono di andare a trovare il diacono prigioniero, ma vennero riconosciuti e arrestati a loro volta. Poiché si rifiutavano di sacrificare agli idoli, furono condannati «ad beluas», cioè a finire in pasto alle belve nel circo di Pozzuoli. Le belve in questione erano orsi. I cristiani locali protestarono contro la sentenza e i più agitati furono il diacono Procolo e i laici Eutiche e Acuzio. Il magistrato fece arrestare anche loro, poi condannò tutti quanti alla decapitazione. Il vescovo Gennaro era giovane, aveva sui trenta-trentatre anni. Il successo di s. Gennaro presso i napoletani cominciò con l’eruzione del Vesuvio del 5 novembre 472, quando la gente cercò rifugio e protezione nelle catacombe di Capodimonte, dove a quel tempo era custodito il corpo del santo vescovo.
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