Cipriano

Aveva un’ottima reputazione come retore in Africa ed era pagano. Dopo lungo riflettere, decise di abbracciare il cristianesimo. I residui dubbi che ancora gli rimanevano disparvero per incanto appena ricevuto il battesimo. Fu ordinato prete, poi, morto nel 248 il vescovo di Cartagine, Donato, la gente acclamò lui. Provò a nascondersi ma fu fatto vescovo a forza. L’anno seguente scoppiò la persecuzione di Decio, e Cipriano dovette fuggire. Molti cristiani finirono martiri, ma altri apostatarono per paura. Quando la tempesta fu passata sorse il caso dei cosiddetti «lapsi» (caduti): costoro intendevano rientrare nella Chiesa e c’era chi si opponeva. Cipriano era favorevole a riammetterli dopo opportuna penitenza. Scrisse a Roma e ne ebbe risposta positiva. La questione dei «lapsi», comunque, si trascinò ancora a lungo e praticamente divise la comunità africana in due partiti, quello del rigore e quello della misericordia. Dieci anni dopo, l’imperatore Valeriano rinnovò i decreti anticristiani e l’ormai anziano Cipriano venne arrestato. Condannato a morte per decapitazione, fu portato al luogo dell’esecuzione. Qui fece consegnare alcune monete al carnefice, donò i suoi abiti ai poveri e si inginocchiò per ricevere il colpo.
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