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Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles

Questi due martiri erano nati tra il 1600 e il 1623 in località detta San Francisco Cajonos, nel distretto di Villa Alta, nella Sierra de Oaxaca, in Messico. Quelle erano zone che avevano visto l’antico culto degli aztechi, incentrato sui sacrifici umani. Malgrado l’evangelizzazione e il dominio spagnolo, qualche sacca di paganesimo, magari a livello di superstizione, ancora persisteva, e le autorità e il clero vi prestavano la massima attenzione. Nelle regioni più remote, dove c’erano solo missioni, i religiosi facevano assegnamento sui cosiddetti «fiscales», indios, laici e sposati, che davano una mano come catechisti e vigilavano sui loro villaggi. Nel 1700 due di questi, Juan Bautista e Jacinto, denunciarono ai domenicani un caso di idolatria piuttosto diffuso tra i nativi. Ora, poiché la cosa implicava sangue umano e gli spagnoli punivano severamente atti del genere, gli indios attaccarono il convento. Per evitare guai ai frati, i due «fiscales» si consegnarono dopo essersi fatta promettere l’incolumità. Ma, appena li ebbe tra le mani, la folla cominciò a pretendere che anche loro tornassero idolatri. Poiché si rifiutavano, vennero frustati, trascinati su un’altura e finiti a colpi di machete.

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