Doroteo

Questo eremita del IV secolo era detto anche il Tebano perché proveniva da Tebe. Si portò nei cenobi del deserto egiziano e si mise sotto la guida dei maestri di spiritualità. Dopo aver raggiunto un certo grado ascetico, decise di isolarsi e si andò a piazzare in una caverna dalle parti di Alessandria, in un luogo desolato lungo la via per Nitria. Raccattava foglie di palma per farne canestri o corde da vendere, onde cavarne di che vivere. Man mano che altri si stanziavano nei paraggi per darsi all’eremitaggio, era lui stesso a costruire loro le celle, con le pietre che si procurava nei dintorni. Man mano che si diffondeva la fama della sua santità in molti chiedevano di diventarne discepoli. E a ciascuno costruiva una cella. Dormiva pochissimo e non si riposava praticamente mai. Andò avanti così una sessantina d’anni. Un giorno, quando era molto vecchio, uno dei suoi discepoli di nome Palladio (che poi ne scrisse la vita) lo avvertì che nel pozzo che usavano per bere era finito un velenosissimo aspide (il serpente che uccise Cleopatra, per intenderci). L’eremita sorrise, attinse l’acqua, si fece il segno della croce e bevve. Poi disse al discepolo di stare tranquillo. Doroteo morì vecchissimo verso la fine del secolo.
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