Juan Bautista Faubel Cano

Da quando il papa Pio XI istituì la festa di Cristo Re (regalità non solo spirituale ma anche sociale di Cristo) praticamente tutti gli ispanofoni finiti martiri, dal Messico alla Spagna, hanno gridato «Viva Cristo Rey!» prima di cadere ammazzati. Fu il caso dell’uomo che ricordiamo oggi, Juan Bautista Faubel Cano, nato a Liria, nell’arcidiocesi di Valencia, nel 1889. Di mestiere faceva il pirotecnico e fin da ragazzo si era dato da fare nell’Azione Cattolica spagnola. Nel 1914 si era sposato con Patrocínio Olba Martínez e da lei aveva avuto tre figli. Nel 1931 la nuova Repubblica cominciò con i giri di vite anticlericali, soprattutto sulle scuole cattoliche, e i cattolici si prepararono a difenderle con mezzi legali. Il Faubel Cano fu in prima fila in questa battaglia. Ma le cose volsero presto al peggio e divenne pericoloso anche tenere un crocifisso sulla parete di casa. Il nostro pirotecnico e padre di famiglia non si scompose e mantenne il suo dov’era. Soleva dire che se Cristo aveva bisogno del suo sangue non poteva certo negarglielo. Nel 1936 se lo presero i miliziani, il suo sangue: lo arrestarono, lo gettarono in cella e qui lo torturarono. Infine, lo fucilarono. Morì gridando «Viva Cristo Rey!».
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