Sinforiano

Questo martire nacque in Gallia, nella città di Autun, figlio del patrizio Fausto, cristiano, che lo fece battezzare. La città era quasi completamente pagana e vi sorgevano templi di Apollo, Diana e Cibele. Venne il tempo di Marco Aurelio e la persecuzione fece sparire i cristiani quasi del tutto. Sinforiano era tra i pochi rimasti e, data la posizione della sua famiglia, veniva lasciato in pace. Ovviamente, a patto che mantenesse un contegno defilato. Un giorno, però, si trovava tra la folla che assisteva al passaggio dei devoti di Cibele con i loro carri ornati di fiori e idoli. A Sinforiano scappò una parola di troppo e i seguaci del culto misterico di Cibele, piuttosto inclini al fanatismo, gli misero le mani addosso. Lo trascinarono di fronte al governatore Eracle e lo accusarono di cristianesimo. Sinforiano non negò di essere cristiano e il funzionario lo fece battere dai littori con le verghe. Il santo fu gettato in carcere. Quando ricomparve di fronte al magistrato, rifiutò di sacrificare agli idoli e fu condannato a morte. Mentre lo portavano al luogo dell’esecuzione, sua madre, che aveva assistito al processo, gli gridò il suo incoraggiamento. Sinforiano venne regolarmente decapitato. Si era all’incirca nel 170.

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