Massimiliano e Bonoso

Questi due martiri erano militari. Per l’esattezza, ufficiali dello sceltissimo reparto degli Erculei, incaricato della custodia del Labaro. Ora, il Labaro delle legioni romane era, a quel tempo, quello scelto da Costantino. Recava, cioè, il monogramma di Cristo e la Croce. Salito al potere Giuliano l’Apostata, costui voleva che sulle insegne imperiali ci fossero simboli pagani e, naturalmente, diede ordini in tal senso. Massimiliano e Bonoso, di stanza ad Antiochia, rifiutarono di eseguire l’ordine e furono arrestati. Il funzionario che li giudicò era Giuliano, zio materno dell’imperatore. I due ufficiali e gli altri soldati cristiani che avevano disobbedito furono una prima volta flagellati, poi venne chiesto loro di ottemperare. Poiché rifiutavano, furono sottoposti al cavalletto e stirati con le corde. Ancora una volta rifiutarono di obbedire ai comandi imperiali e il magistrato li fece gettare nella pece bollente. Miracolosamente, dice la tradizione, Massimiliano e Bonoso rimasero indenni. Di fronte alla folla che gridava alla stregoneria, i due vennero condannati alla decapitazione e giustiziati. Pare che il loro giudice, improvvisamente ammalatosi, li abbia seguiti nella tomba dopo solo qualche giorno.
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