Damiano di Sakai

Nella grande battaglia di Sekigahara, nella quale la dinastia Tokugawa prese il potere in Giappone nel 1600, il daimyo Mori Terumoto si era schierato con la parte sbagliata. Esiliato a Yamaguchi, per ingraziarsi i nuovi padroni prese a perseguitare i cristiani. Nel 1605 venne giustiziato il cristiano Damiano di Sakai (un villaggio nei pressi di Osaka), di cui non conosciamo il nome nipponico. Totalmente cieco, faceva il suonatore di arpa ed era stato battezzato vent’anni prima, quando aveva sui venticinque anni. I missionari erano stati cacciati o uccisi e a Yamaguchi non c’erano, perciò, sacerdoti. L’animatore della comunità cristiana locale era proprio lui: battezzava, insegnava il catechismo e presiedeva ai funerali dei kakure kirishitan, i «cristiani nascosti». Per toglierlo di mezzo senza dare troppo nell’occhio, le guardie di Mori lo portarono via di notte. Gli dissero che doveva seguirli a Yuda, dove c’erano le acque termali, perché il daimyo desiderava sentirlo. A un certo punto, però, deviarono e Damiano, pur cieco, se ne accorse. Allora lo decapitarono sul posto. Conoscendo il culto cristiano per i martiri, tagliarono il cadavere in tanti pezzi che gettarono nel fiume. I cristiani trovarono solo la testa.
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