Sebastado Vieira

Portoghese e nato nel 1574, entrò nei gesuiti e fu ordinato sacerdote nel 1601. L’anno dopo partì per l’India (la zona portoghese di Goa). Da qui si spostò a Macao, il porto cinese degli europei. Nel 1604 era in Giappone. Dieci anni dopo, il cristianesimo veniva vietato dallo shôgun e i missionari espulsi. Radunati a Nagasaki per l’imbarco, il Vieira trovò un passaggio per Manila, nelle spagnole Filippine. Rientrò clandestinamente in Giappone e nel 1623 fu eletto procuratore «ad urbem», incaricato cioè di andare a fare rapporto al generale della Compagnia di Gesù. Nel 1627 giunse a Roma e fu accolto dal papa Urbano VIII. Ogni viaggio durava mesi, un anno di mare per tornare a Lisbona. E il Vieira di viaggi ne fece parecchi. Nel 1632 era di nuovo in Giappone ma qui trovò una taglia sulla sua testa. Arrestato nel 1633, nel 1644 fu portato a Yedo (oggi Tokio). Il giovane imperatore, curioso, si informò sulla sua dottrina. Ma a quel tempo comandava lo shôgun. Il Vieira e altri sette cristiani furono sottoposti alla fossa: appesi per i piedi e tenuti in un buco pieno di escrementi, un taglio all’orecchio perché il sangue con congestionasse la testa. Tre giorni di fila. Poiché lo trovarono ancora vivo, lo misero al rogo.
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